Il vaccino: l'arma che salverà il mondo

Dietro le quinte, a ritmi frenetici nei laboratori, gli scienziati e le migliori menti scientifiche di tutto il mondo lavorano unite alla ricerca della miglior arma in grado di arrestare il diffondersi del contagio: un vaccino.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce i vaccini come la più importante scoperta medica realizzata dall’uomo, che ha contribuito in modo fondamentale ad incrementare la speranza di vita nelle popolazioni, non solo come effettivo metodo preventivo di malattie infettive, ma anche a livello di crescita economica e riduzione della povertà.

Non siamo abituati a pensarlo, ma un accorgimento semplice come la vaccinazione di una collettività gioca un ruolo chiave in una lunga catena di eventi. Essa consente di monitorare lo stato di salute pubblica e di preservarne l’integrità, con una conseguente riduzione di pressione sui sistemi sanitari attraverso un impiego migliore delle risorse e perciò notevoli risparmi sui costi sanitari annui. Il vaccino, quindi, rappresenta un’ottima soluzione a numerosi problemi nell’ambito medico ed economico e questo lascia facilmente intuire perché, soprattutto negli ultimi mesi, rappresenti un pensiero fisso dei ricercatori.

Facciamo un passo indietro.

Dal punto di vista pratico cos’è un vaccino?

Esistono 2 tipi di vaccini, uno preventivo (quello che tutti intendiamo con il semplice “vaccino”) ed uno terapeutico usato per curare coloro che sono già affetti da una patologia. La vaccinazione preventiva è una pratica di immunizzazione attiva artificiale rivolta alla popolazione sana allo scopo di indurre uno stato immunitario specifico.

Che vuol dire?

Significa che viene mimata l’azione del microrganismo in modo da insegnare al sistema immunitario a riconoscerlo ed essere pronto in caso di infezione.

L’obiettivo del vaccino è quello di dotare un individuo della resistenza, la celebre immunità di cui ormai si sente parlare dappertutto, ad un microrganismo patogeno, impedendone la diffusione su larga scala.

La vaccinazione terapeutica è una pratica di immunizzazione che mira a modulare l’azione del sistema immunitario verso una risposta qualitativamente migliore verso un epitopo, il segmento che viene riconosciuto dai linfociti, le cellule adibite alla difesa del corpo. Questo non significa più forte, ma significa un migliore mantenimento dello stato di equilibrio dell’individuo e quindi dello stato di salute.

Seppure abbia origini recenti, alcune testimonianze storiche suggeriscono che anche in passato si erano osservati casi di immunizzazione all’epoca inspiegabili, specie nel corso di epidemie. Lo storico Tucidide descrive come, nel 430 b.C. , nel pieno della peste ad Atene, alcune persone guarite potessero prestare aiuto ai malati senza contrarre di nuovo la malattia. Nel 900, i membri più giovani delle dinastie reali cinesi erano sottoposti a variolizzazione, ossia una pratica medica che consisteva nell’inalazione di piccole croste prelevate a malati lievi di vaiolo. Il vaccino, insomma, sfrutta un fenomeno che avviene (ed è sempre avvenuto) naturalmente, ma che nei secoli ha riguardato pochissimi individui, coloro che, per ragioni sconosciute, riuscivano a sopravvivere ad epidemie devastanti.

Le prime, concrete pratiche di vaccinazione risalgono tuttavia agli inizi del XVIII secolo ad opera del medico britannico Edward Jenner, il quale si lasciò incuriosire da una piccola nicchia della popolazione inglese: i mungitori di vacche. Questi ultimi, nonostante il vaiolo avesse una grande incidenza sulla vita degli inglesi in quell’epoca provocando numerosissimi decessi, difficilmente si ammalavano o ne morivano. Essi, infatti, manifestavano sintomi simili ai pazienti sopravvissuti ad un’infezione di vaiolo, ma in forma più lieve.

Studiando il caso, Jenner si rese conto che a colpirli non era il vaiolo umano, ma il cosiddetto vaiolo vaccino, contratto direttamente dalle mucche. Volle sperimentare l’inoculazione della malattia animale negli umani allo scopo di prevenirla. Il suo primo paziente fu il figlio del suo giardiniere, di soli otto anni, al quale somministrò di fatto il primo vaccino della storia umana, iniettando nel suo organismo il virus della mucca. Il bambino in seguito si ammalò e quando l’infezione fece il suo corso il medico gli somministrò il vaiolo umano che, come aveva ipotizzato, non causò la malattia.

Il termine vaccinazione, proprio dal latino “vacca”, venne coniato postumo dallo scienziato francese Louis Pasteur, autore del vaccino antirabbico (contro la rabbia), in riconoscimento del lavoro di Jenner. Da allora si definisce vaccino una sospensione di microrganismi o di frazioni di essi utilizzata per indurre una risposta immunitaria simile a quella che si svilupperebbe se il nostro corpo entrasse in contatto con un organismo patogeno contraendo l’infezione in modo naturale. Si tratta di un concetto semplice e rivoluzionario: mi espongo alla malattia “indebolita” o comunque in dosi ridotte per non ammalarmi nel caso in cui la incontrassi nel corso della mia vita. È come se il vaccino fornisse le istruzioni, a volte mancanti, per produrre anticorpi programmati per riconoscere e neutralizzare i microrganismi in caso di un secondo contatto, impedendo alla malattia di insorgere.

Nonostante la loro utilità, i vaccini sono da sempre teatro di dibattiti e forti polemiche. I movimenti antivaccinisti infatti affondano le loro radici negli anni dell’introduzione della nuova pratica medica. Già allora, nonostante solo il 3% dei vaccinati per il vaiolo morisse contro il 30/40% di coloro che venivano infettati naturalmente, una piccola parte della popolazione continuò a ritenere la vaccinazione inefficace ed inutile (https://www.ilfoglio.it/salute/2017/03/22/news/vaccini-polemiche-movimento-antivax-morbillo-126447/).

Nel 1853 in Inghilterra, dopo essere stato reso obbligatorio il vaccino contro il vaiolo nei bambini di tre mesi, i no-vax iniziarono a protestare guidati da una completa sfiducia nella pratica della vaccinazione, la quale era dannosa e come una violazione della libertà personale. Lo Stato non aveva il diritto di imporre un tale crimine intollerabile! La storia ci insegna che gli antivaccinisti sono stati sempre accompagnati da due tratti distintivi: erano dei bravi comunicatori e si mostravano totalmente indifferenti ai dati della scienza, senza guardare ai benefici che le tecniche vaccinali portavano alla salute. Già 150 anni fa nei volantini delle prime leghe antivaccinali si parlava della totale inefficacia dei vaccini, visti addirittura come causa di malattie perché contenenti elementi tossici.

Inoltre, si credeva che con il numero crescente di vaccinazioni si andasse ad indebolire il sistema immunitario indebolendolo e che non rispecchiando il naturale decorso infettivo fosse una pratica contro natura. Veniva portata avanti l’idea che la loro diffusione fosse dovuta più agli interessi commerciali che come mezzo di protezione. Tutte queste motivazioni che portavano al rifiuto del vaccino nel 19esimo secolo sono le stesse di oggi, talvolta alimentate da Internet, che spesso, invece di essere usato come mezzo di informazione per fare chiarezza su dubbi ed insicurezze in materia, privilegio che gli uomini di 150 anni fa non avevano, ha favorito il veicolare di informazioni sbagliate, favorendo la crescita dell’opposizione alle pratiche vaccinali.

Oggigiorno, con i farmaci di cui disponiamo, con le possibilità di cura, possiamo avere la sensazione di essere sempre al sicuro: c’è il rischio che le persone dimentichino l’importanza del vaccino o la ignorino, ritenendolo un’arma che danneggia l’uomo anziché un’arma contro i virus. Dal 1769 il vaccino è un’arma silenziosa che salva milioni di vite e spesso non ci accorgiamo che sono state eradicate o stanno per scomparire malattie infettive mortali come il temutissimo vaiolo, la poliomelite, la difterite. Sono questi i dati a cui dovremmo affidarci!

Adesso il virus è un elemento concreto nelle nostre, ci rendiamo conto di che aspetto abbia un mondo senza vaccino e possiamo aprire gli occhi, acquisire la consapevolezza di quanto sia fondamentale trovarlo e di quanto sia indispensabile averlo già trovato per tutte quelle malattie che ora non ci fanno più paura perché sono state debellate. Il vaccino va oltre il semplice atto di responsabilità verso se stessi: ha un grande valore sociale, specie nei confronti di chi pur volendo non può, per motivi medici o di età, sottoporsi ad una vaccinazione. È qui che scende in campo l’immunità di gregge di cui si sente tanto parlare ultimamente, un obiettivo fondamentale per fermare un’epidemia. L’immunità di gregge o patente d’immunità si ottiene se la copertura vaccinale raggiunge il 95% ed offre 2 vantaggi.

Il primo è la difesa dei più fragili; nella popolazione ci sono infatti persone con un sistema immunitario indebolito e perciò esposti maggiormente agli agenti patogeni. Tuttavia, se circondati da persone vaccinate anche i più fragili possono essere protetti e godere dei benefici dell’immunizzazione altrui. Il secondo beneficio è l’eradicazione delle malattie infettive, il virus o il batterio, non potendo più diffondersi, si attenua per poi scomparire. Perciò vaccinatevi, vaccinate i vostri figli, non solo per il loro bene e per quello della vostra famiglia, ma per amore della vita e della vita della comunità.


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