Il lungo viaggio dell’LSD: dalla controcultura americana degli anni 60 alla psicoterapia psichedelica dei giorni nostri

“Mi sono sdraiato e sono sprofondato in uno stato di intossicazione niente affatto spiacevole, marcato da una immaginazione particolarmente vivida. Riuscivo a scorgere un flusso ininterrotto di figure fantastiche, di forme straordinarie che rivelavano intensi giochi caleidoscopici.”

Furono queste le prime parole di Albert Hofmann, chimico svizzero dell’azienda farmaceutica SANDOZ, per descrivere la volta in cui venne per sbaglio a contatto con una dose di dietilammide dell’acido lisergico, quella che poi in futuro sarebbe diventata la sostanza allucinogena più nota al mondo: l’LSD. Potrà sembrare strano ma la storia degli allucinogeni è molto lunga, è un sentiero tortuoso, simile ai paesaggi dell’altopiano messicano dove queste sostanze hanno trovato il loro primo impiego nei riti religiosi indigeni. Fa strano pensare che sostanze come l’LSD, la psilocibina, la mescalina o i funghi allucinogeni abbiano avuto e conservano impiego in ambito medico, come nei casi della psicoterapia psichedelica o dei riti religiosi, i quali hanno lo scopo di purificare l’animo e di stabilire un contatto diretto con la divinità.

Nell’immaginario comune quando si parla di stupefacenti, si fa riferimento solo ai possibili effetti negativi, non si prende quasi mai in considerazione la lunga storia delle sostanze, la loro origine, la loro diffusione, che invece non è quasi mai casuale, ma sovente ha cause sociologiche ben più profonde. Non è infatti un caso che ora l’LSD sia una droga di “nicchia” e che abbia ceduto il proprio ruolo ad altre droghe come l’eroina, le anfetamine o la cocaina, simboli odierni di un allarmante problema sociologico e di salute pubblica. Allo stesso tempo la nascita dei movimenti hippy e la diffusione dell’LSD sono due eventi che non possono essere separati, poiché è proprio in questi movimenti che la sostanza ha iniziato il suo percorso.

Lo stile di vita delle comunità hippy, la vita nella natura, la promiscuità sessuale, la condivisione e la ribellione sono fattori che facilitarono la propagazione di questa sostanza, poiché l’assunzione dell’LSD garantiva un contatto con l’ Io interiore, con un mondo fantastico in cui la frustrazione della vita quotidiana poteva essere messa da parte. Quando Hofmann scoprì l’LSD, iniziò ad avere grandi aspettative sul possibile impiego di tale sostanza, parlò infatti di uso psichiatrico o di uso in campo artistico, per stimolare la creazione di dipinti, composizioni musicali o qualsiasi altra opera artistica. Con il passare degli anni però queste proposte fallirono e per Hofmann l’LSD diventò il suo “bambino difficile”.

Il consumo di questa sostanza fuori dalla pratica terapeutica, senza assistenza medica, è soggetto a numerosi pericoli. Essi risiedono nelle circostanze esterne legate all’assunzione illegale di droghe e nella peculiarità degli effetti psichici dell’LSD. È stata infatti osservata una grande similitudine tra gli stati psichici prodotti dalla sostanza in soggetti sani e le molteplici manifestazioni di alcuni disturbi mentali quali la schizofrenia. Oggi si parla infatti di psicoterapia psichedelica per indicare le numerose pratiche terapeutiche che includono la somministrazione di micro dosi di sostanze psicoattive per curare molti disturbi quali la depressione, il disturbo post-traumatico da stress e diverse fobie. Una scelta di questo tipo ha sollevato un grande dibattito in campo scientifico poiché da anni si sostiene l’ipotesi secondo la quale l’assunzione di LSD o qualsiasi altro allucinogeno possa portare alla manifestazione di disturbi latenti. Nonostante ciò è giusto esaminare entrambe le posizioni, le possibili cure e i diversi effetti collaterali, non dimenticando mai di investigare le diverse cause sociologiche che possono darci un punto di vista più ampio su quello che è l’immenso scenario delle sostanze psicoattive.

Timothy Leary e la controcultura americana degli anni ‘60.

Divenuto celebre come l’apostolo delle droghe, Timothy Leary ebbe una grande influenza sulla diffusione illegale dell’LSD negli Stati Uniti. Durante una vacanza in Messico, Leary mangiò i leggendari “funghi sacri”, ricevuti da uno sciamano, che gli provocarono un’estasi mistica, descritta come la più intensa esperienza religiosa della sua vita. Da allora Leary, che all’epoca insegnava psicologia all’università di Harvard, si dedicò completamente alla ricerca sugli effetti e sulle possibilità di impiego delle sostanze psichedeliche. Il reinserimento dei detenuti nella società, la sollecitazione di esperienze mistico-religiose nei teologi e nei sacerdoti e il sostegno alla creatività negli artisti e negli scrittori con l’aiuto dell’LSD, costituivano i campi di indagine esaminati dallo studioso e dal suo collega Richard Alpert.

Il proclama di Leary alla gioventù può essere riassunto nel suo celebre slogan “Turn on, Tune in, Drop out!” (”Accenditi, sintonizzati, lasciati andare!”). Divenne il credo dominante del movimento hippy, di cui egli fu uno dei padri fondatori. Turn on significa attivare la divinità che è dentro di noi, è l’esortazione ad esplorare gli strati più profondi della nostra coscienza. Tune in significa che una volta che sei attivato spiritualmente e sei pronto per tornare in mezzo agli altri, devi trovare un mezzo per manifestare la tua nuova consapevolezza: dipingi, scrivi, suona, realizza qualcosa che sia in grado di esprimere la tua personalità. Drop out significa prendere le distanze dagli attaccamenti artificiali e affidarci a noi stessi nei pensieri e nelle azioni. Questo ultimo precetto è stato inteso come abbandonare tutte le attività produttive per entrare in una sorta di isolamento. Non era questa però l’intenzione di Leary, il quale aveva precisato più volte che il suo obiettivo era quello di spronare le persone a rompere gli schemi mentali, le catene del pensiero, i pregiudizi. Leary chiedeva di tornare alla società con una visione nuova, cercando schemi originali di comportamento e l’LSD rappresentava la chiave per aprire questi schemi.

Mentre per Leary e Alpert I’LSD era il mezzo di trasporto psichico per il viaggio nello spazio interiore, per altri non era altro che una droga ricreativa, una sostanza che rappresentava un modo per stravolgersi. I due furono licenziati dal corpo insegnanti dell’Università, poiché le ricerche avevano perso il loro carattere scientifico trasformandosi in vere e proprie feste a base di LSD. Dopo la sua espulsione, l’ex docente fondò un centro di studi psichedelici nelle suggestive vicinanze di Zihuatanejo, in Messico, che però ebbe vita breve. Il movimento psichedelico degli anni ’60 fu fortemente influenzato dall’invito di Leary a creare una società migliore esplorando l’inconscio per svelare le nostre vere emozioni ed esigenze. Intanto gli allucinogeni si erano già diffusi in modo impressionante negli Stati Uniti e Leary realizzò alcuni manuali per spiegarne l’utilizzo. L’inevitabile riflusso di questo nuovo movimento cominciò quando vennero approvate severe leggi antidroga e Leary venne etichettato da Richard Nixon come “l’uomo più pericoloso d’America” e successivamente arrestato. Fu così che Leary passò da messia a martire delle droghe psichedeliche. Il clamore sollevato dall’LSD raggiunse l’apice intorno agli anni 1964-66, non solo per le entusiastiche dichiarazioni di sostenitori e di hippy sui suoi effetti prodigiosi, ma anche per le notizie di incidenti, di esaurimenti psichici, di omicidi e di suicidi collegati all’uso. Non è un caso che l’LSD, nel suo ruolo di stupefacente, si diffuse per la prima volta negli Stati Uniti, il paese dove l’industrializzazione e la meccanizzazione di tutti i settori produttivi erano più avanzate che in altre nazioni. Dunque le cause sociologiche alla base della diffusione e del consumo di tale sostanza sono molteplici: materialismo, alienazione, noia e sensazioni di vacuità in una società ricca e opulenta, carenza di un significativo fondamento filosofico e religioso della vita. Sono questi gli stessi fattori che hanno anche determinato la nascita e la crescita del movimento hippy, evento che non può essere separato dal fenomeno dell’LSD.

Allucinogeni e riti religiosi.

I poteri curativi e magico-divinatori dei funghi allucinogeni sono stati scoperti moltissimi anni fa: le testimonianze dei primi conquistatori in America e il ritrovamento di numerosi reperti come le pietre-fungo, dimostrano l’esistenza di un culto antichissimo del fungo allucinogeno soprattutto in Guatemala e in Messico. Gli aztechi in particolare ritenevano sacro il cactus peyote, la pianta da cui si ricava un allucinogeno naturale, la mescalina, la cui ingestione dà effetti simili a quelli dell’LSD. Grazie alla sensazione di trascendenza e di illuminazione che questa sostanza è capace di dare, i popoli antichi la utilizzavano durante i riti e le cerimonie religiose e, ancora oggi, gli sciamani e alcune tribù indiane d’America ne fanno uso abituale.

Il curandero, ossia il sacerdote guaritore, è colui che mangia i funghi durante la cerimonia, che si svolge sempre di notte. Talvolta anche gli altri partecipanti al rito possono riceverli, ma in una quantità minore rispetto al sacerdote. Così sotto l’effetto dei funghi sacri, immerso in uno stato visionario condiviso più o meno dai partecipanti, il curandero offre i propri consigli. Le cerimonie con i funghi però non assolvono solo questa funzione di consultazione, possiamo dire che per i nativi esse rivestono anche un significato per molti aspetti simile a quello della Comunione per un cristiano credente. I funghi rappresentano dunque un punto di contatto con la divinità, un modo per gettare lo sguardo dentro il paradiso e comunicare direttamente con Dio.

Horror trip e possibili reazioni psicotiche.

La pericolosità dell’LSD e di tutti gli altri allucinogeni riveste un significato del tutto particolare. Se i rischi psichici e fisici dei narcotici che creano dipendendeza come gli oppiacei, si palesano solo dopo un uso continuo, la minaccia potenziale dell’LSD è presente in ogni singolo esperimento poiché possono insorgere gravi stati confusionali. Infatti le crisi da LSD sono paragonabili a insorgenze psicotiche di natura maniacale o depressiva. Nella condizione maniaco-iperattiva, il senso di onnipotenza o invulnerabilità può provocare seri incidenti, come nel caso di persone che si sono gettate da una finestra credendosi capaci di volare. Un rischio di altra natura insorge invece quando il disorientamento causato dalla sostanza presenta un carattere depressivo piuttosto che maniacale. In questo caso le visioni terrificanti, l’agonia della morte o la paura di uscire fuori di senno possono arrecare un tremendo esaurimento psichico o addirittura il suicidio. Sono queste le possibili conseguenze determinate dagli stati confusionali che si possono manifestare durante un horror trip. i fattori che influiscono maggiormente e “positivamente” sulla psiche umana al momento dell’assunzione sono denominati set e consistono nelle le persone presenti, nei loro lineamenti, nella loro immagine. L’ambiente acustico è determinante in egual misura: rumori innocui possono trasformarsi in una straziante tortura e, al contrario, un’esperienza entusiasmante può nascere dall’ascolto di una bella musica. Significativo quanto l’ambiente esterno, se non addirittura più importante, è lo stato psichico della persona che assume la sostanza, la disposizione mentale nei confronti dell’esperienza e le aspettative rivolte a questa. Un sentimento di gioia può sfociare in beatitudine, la depressione può precipitare nella disperazione.

Un nuovo scenario: la psicoterapia psichedelica

“I benefici che questo farmaco apporta in psicoanalisi e in psicoterapia derivano da proprietà che sono diametralmente opposte a quelle dei cosiddetti farmaci ansiolitici. Mentre gli ansiolitici tendono a coprire i problemi e i conflitti del paziente, l’LSD li fa vivere in maniera più intensa, ed è proprio questo aspetto di chiarificazione e discernimento a renderli più facilmente soggetti all’intervento terapeutico”. Da queste parole di Hofmann possiamo ben capire che LSD non agisce come farmaco in senso stretto, piuttosto svolge una funzione coadiuvante nel contesto della cura psicoterapeutica, offrendo una maggiore incisività e riducendone la durata. La caratteristica significativa e di grande valore terapeutico da lui individuata era la possibilità che contenuti d’esperienza rimossi e da lungo tempo dimenticati tornassero di nuovo alla coscienza. Erano infatti numerosi i casi individuali esaminati in contesto analitico sotto l’azione di LSD che riferivano di esperienze infantili rievocate con estrema chiarezza. Non si trattava del normale ricordo, ma del rivivere un’esperienza passata. Il 1970 però fu l’anno in cui il presidente americano Nixon firmò il Controlled substances act, una legge che vietava l’uso di allucinogeni per qualsiasi scopo, non solo ricreativo ma anche sperimentale. Furono dunque interrotti gli studi sperimentali e le scoperte fatte furono quasi dimenticate, almeno fino a qualche anno fa, quando diversi ricercatori hanno dato nuove speranze alla terapia psichedelica.

Ci si chiede in che modo l’LSD riesca ad avere un effetto antidepressivo, la risposta è semplice: è stato scoperto che è un agonista serotoninergico, cioè stimola i recettori della serotonina, che è il principale neurotrasmettitore responsabile del controllo dell’umore. Una ricerca pubblicata nel 2011 da Michael e Ann Mithoefer sul Journal of Psychopharmacology ha dimostrato che un uso occasionale di MDMA in unione con una psicoterapia mirata può migliorare le condizioni dei pazienti che soffrono di disturbo post-traumatico da stress.

Come possiamo capire dalle numerose testimonianze, questo settore di ricerca è molto promettente ma bisogna sempre tenere a mente che l’uso di sostanze psichedeliche a scopo terapeutico può essere portato avanti solo sotto la supervisione di professionisti. Infatti negli esperimenti condotti sinora dall’università di New York e dalla Johns Hopkins, in quasi 500 somministrazioni, non si è mai verificato nessun effetto collaterale. Ciò può essere spiegato dal fatto che i volontari sono stati attentamente selezionati, preparati e guidati da terapeuti. Per introdurre abitualmente gli allucinogeni come ausilio alla psicoterapia e nella cura delle dipendenze è ancora presto ma si spera che il tabù che circonda gli allucinogeni non influenzi il progredire di una ricerca seria e articolata. Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale dell’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli di Milano, afferma: “La ricerca va ripresa e non deve avere confini. Bisogna però tenere conto del fatto che ad oggi queste ricerche riguardano numeri davvero esigui; sono necessarie valutazioni con casistiche più ampie. Le ultime ricerche suggeriscono esiti positivi nel trattamento di alcuni disturbi come l’angoscia di morire nei malati terminali, i disturbi ossessivo-compulsivi, le dipendenze da alcol e le problematiche post-traumatiche da stress. C’è un problema etico di fondo. La ripresa degli studi non deve essere letta come un semaforo verde per l’impiego ricreazionale di queste sostanze.”

Dunque ampliare la ricerca sull’impiego terapeutico delle sostanze psichedeliche non significa promuoverne l’uso spropositato e ricreativo, ma mettere a tacere gli stereotipi che da tempo caratterizzano le sostanze allucinogene e vedere le cose da un punto di vista più scientifico, più creativo, più professionale, non dimenticando mai che una certa quantità di rischio esiste ma che la continua proposta di alternative e la critica incessante sono i due pilastri su cui si regge l’intera ricerca scientifica.

Fonti:

  1. Hofmann, “LSD il mio bimbino difficile”

  2. https://www.stateofmind.it/2017/02/lsd-effetti-impiego-allucinogeni/

  3. https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/03/dagli-usa-arriva-la-conferma-le-sostanze-psichedeliche-sono-curative/3559875/

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