Intervista a Ruggero Freddi

Ciao Ruggero, grazie per aver accettato di incontrarci. Come stai?

“Ciao! Bene, ragazzi, bene, anche se un po’ provato da questi giorni di reclusione forzata. La situazione andava gestita con un po’ più di determinazione sin dall’inizio, dal periodo degli “inviti a non fare”, dei “si consiglia di”, cioè, o te ne freghi o imponi subito dei divieti. Comunque adesso c’è poco da lamentarsi, seguiamo le regole e speriamo tutti si sistemi”.

Allora torniamo a noi. Parlaci di te. Chi sei?

“Eh, ragazzi, qui è difficile darvi una risposta precisa” ci risponde Ruggero facendosi una risata. “No, sto scherzando, sono un dottore in Matematica e sono stato uno dei tanti co-docenti di Sapienza. Attualmente il mio lavoro è in pausa, ma ho speso tanti anni all’università, sia in qualità di studente che di professore”.

Ah, quindi sei un cervellone?

“Magari! Non mi reputo uno di quei geni alla Einstein, ma so di essere bravo, ho avuto conferme nella mia esperienza lavorativa. Non voglio esagerare, ma ho comunque tre lauree e un dottorato alle spalle, penso di avere un curriculum molto valido. Ammetto, però, che è un po’ nel mio carattere tenermi in gran considerazione e voler primeggiare!”.

Be’, noi che ti conosciamo sappiamo che non hai motivi per non farlo. Racconta ai nostri lettori il tuo percorso didattico.

“Mi sono iscritto a Ingegneria presso la Sapienza subito dopo aver finito il liceo; non avevo un grande cultura di base anni fa, ma ho sempre amato i computer e da ragazzino avevo imparato ad usarli da completo autodidatta. Ciononostante, il mio primo anno da studente universitario è stato un flop totale, non frequentavo, non studiavo, non davo esami, devo essere sincero”.

Poi ti sei “riscattato”?

“Esatto, dal secondo anno sono stato inarrestabile. Ho fatto amicizia con dei pazzi totali, i più bravi del corso: questi ragazzi il giorno studiavano, la sera leggevano libri insieme e il finesettimana giravano per i musei di Roma. Mi hanno affascinato subito e sono diventato loro amico e ovviamente questo mi ha riportato sulla retta via, in un certo senso. Ricordo che, dopo alcuni mesi e svariati esami, c’era una competizione giocosa tra di noi, che mi ha reso uno dei migliori studenti del mio anno. Dal terzo anno ho vinto alcune borse di studio grazie alla mia media e poi ho tirato dritto fino all’ultimo anno, il 2003, quando finalmente mi sono laureato con una tesi orientata alla matematica, sull’intelligenza artificiale e sul flusso di dati”.

Dopo la laurea hai trovato lavoro?

“Sì, ma avevo già altri piani in mente. Ho lavorato come web administrator per Arci Italia subito dopo essermi laureato, ma è stata una parentesi davvero breve perché poi ho lasciato tutto per la California, per San Francisco”.

E come sei finito laggiù?

“Diciamo che non sono conosciuto solo come Ruggero Freddi, ecco, mettiamola in questi termini. É in California che ha avuto inizio la mia carriera nell’industria pornografica con lo pseudonimo di Carlo Masi e anche lì sono diventato uno dei più famosi, tant’è che in quel settore sono conosciuto a livello mondiale. La mia vita a San Francisco era in tutto e per tutto quella di una star e per anni ho goduto di un successo enorme”.

Quando hai fatto ritorno qui?

“Tra il 2009 e il 2010, ora non ricordo benissimo. Sono tornato in Italia lasciando in California una vita del tutto lontana da quella dello studente, che, poveretto, deve spaccarsi la schiena sui libri, ma ho deciso comunque di riprendere il mio percorso universitario e di iscrivermi, stavolta, a Matematica, sempre presso La Sapienza”.

Complimenti! Matematica è uno dei corsi di laurea più difficili, tra l’altro uno dei ragazzi di Diderot ha cominciato proprio lì.

“Ah sì? E com’è andata?” chiede Ruggero sorpreso.

Lasciamo perdere… Com’è stato riprendere gli studi?

“All’inizio un colpo, ragazzi. Ero già titubante di mio, poi l’impatto con una realtà lontanissima da quella di Carlo Masi non ha aiutato per niente, ma in poco tempo ho ritrovato, con piacere, le mie vecchie qualità. Sono molto competitivo e quando incontro un problema lo affronto: Matematica non è affatto una laurea semplice e ho studiato con costanza. Fino alla triennale ho collezionato solo 30 e poi mi sono laureato con la lode. Ho deciso di continuare per la specialistica, la quale è stata molto più difficile per via degli argomenti più recenti però sono riuscito a farmi valere anche lì. Sono andato avanti con un altro 100 e lode, poi il dottorato presso l’istituto S.B.A.I. che ho concluso nel Febbraio 2020 con “ottimo”… Ora però mi fate sembrare noioso!”.

Non crediamo proprio, Ruggero, perché è a questo punto della storia che arrivano sorprese inattese e non gradite, potremmo dire.

“É così, purtroppo. Questi ultimi mesi all’università sono stati davvero stressanti e molto spesso spiacevoli”.

Cosa è accaduto?

“Ragazzi, è successo che quando sei un personaggio scomodo l’ateneo ti prende e ti butta fuori a calci, ecco cos’è successo. Le scelte che ognuno fa nella vita privata non dovrebbero mai, in nessuna maniera, pregiudicare la sua carriera lavorativa”.

Spiega la vicenda ai nostri lettori.

“Dopo aver richiesto il dottorato a Castelnuovo, la relatrice mi ha consigliato di fare invece richiesta allo S.B.A.I., il dipartimento dell’ateneo che si occupa di fare ricerca sperimentale in campo ingegneristico, chimico, fisico, matematico … Insomma, un buon punto di partenza per me. Una volta entrato allo S.B.A.I., dove lavoravo come dottorando, ho potuto iniziare ad applicare per bandi di docenza e co-docenza, avvicinandomi un po’ di più al mio sogno di diventare professore e ricercato universitario. Ho vinto uno di questi bandi e nell’a.a. 2017-2018 ho iniziato a Ingegneria Meccanica. Il corso è andato bene, i ragazzi mi seguivano tranquillamente, posso dire di essere stato molto attento a svolgere il mio lavoro nel modo migliore possibile. I problemi sono arrivati alla fine del corso: un giorno sono entrato in aula e ho scambiato alcune chiacchiere con i ragazzi prima di cominciare, come al solito e dato che il 10 Giugno si sarebbe tenuto il gay pride ho fatto riferimento alla manifestazione, chiedendo se loro avrebbero partecipato e che sarebbe stato bello se lo avessero fatto. É scoppiato il finimondo”.

Ti hanno subito contattato dalla presidenza di facoltà?

“In realtà no, è proprio questo che mi ha preso alla sprovvista! Ho concluso il corso in tranquillità e quell’anno è stato pubblicato un altro bando di co-docenza cui però sono arrivato secondo, ma io ho notato un’irregolarità nella richiesta di applicazione di alcuni partecipanti, tra cui il primo classificato e giustamente ho chiesto ricorso. Risultato: il testo del bando è stato modificato, il concorso è stato fatto una seconda volta e io sono arrivato ultimo, mentre il primo classificato è rimasto il primo classificato”.

Hai iniziato a insospettirti?

“Un po’, ma non ho pensato subito al peggio: i bandi sono una dinamica complicata in ateneo e perderne uno non vuol dire automaticamente essere escluso da tutti gli altri. Alcuni colleghi, anzi, sono molto gentili e ti girano i testi dei bandi che sanno che potrebbero interessarti. Non mi sono preoccupato troppo, insomma, soltanto che dopo un paio di settimane mi ha chiamato la mia vecchia agenzia dalla California dicendomi che il mio dipartimento era furioso con me e che la notizia era ovunque. Ho subito pensato, ingenuamente, a problemi di carenza nel metodo o nella mia preparazione, ad una perdita di fiducia degli studenti nei miei confronti, qualcosa del genere. Sono andato a parlare con il direttore di facoltà e mi ha detto che avrei dovuto tenere d’ora in poi sempre la politica al di fuori dell’università, riferendosi alla mia domanda di mesi prima circa il gay pride”.

E come hai reagito?

“Male. Sono molto orgoglioso di me e dei miei ideali, lo avete visto e quando mi sento attaccato dico tutto quello che mi passa per la testa. Gli ho risposto che, da professore, il mio ruolo era anche quello di educatore e che per me era importante difendere quello che io sono, perché è così, ragazzi. Il gay pride è una manifestazione eccentrica, caotica, che attira sempre tante critiche, ma è un traguardo inimmaginabile per chi, come me, ha il dovere di difendere la propria vita e le proprie idee. Questo non va mi dimenticato. Cioè, rega, c’è gente che è morta per questa causa, è stata calpestata, derisa e torturata per secoli e io, Ruggero Freddi, ho diritto e dovere di parlarne. Soprattutto nel momento in cui sono un professore. Ho anche detto che avrei fatto lezione in tacchi a spillo e a quel punto il direttore è completamente uscito di testa. –Ci deve solo provare!- ha iniziato a dire e io, da bravo rompicoglioni quale sono, ho replicato: -Secondo lei i transessuali e gli omosessuali non devono mettere piede in università ?-. Quella è stata la mia prima situazione d’attrito con l’ateneo. Da quel momento in poi nulla mi ha più tolto dalla testa che l’università facesse discriminazioni di questo genere”.

Dopo che è successo?

“Tutto e niente, in pratica. Il problema è stato lasciato lì, senza soluzioni, finchè Spotted Sapienza non ha condiviso uno dei video caricati sul mio profilo Facebook e tanti ragazzi hanno commentato –Ma quello è Carlo Masi-, perché, appunto, sono stato uno dei più famosi. I commenti, ci tengo a dirlo, non erano offensivi nella maggior parte dei casi, erano solo sorpresi di riconoscermi in uno dei professori. A questo punto Dagospia ha letto la notizia e ha iniziato a fare gossip, quindi è scoppiato il caso Carlo Masi, mi hanno chiamato tutte le testate, il Corriere, la D’Urso, davvero tutti. Quelli del Corriere sono addirittura entrati in aula mentre tenevo lezione e da quel momento in poi gli studenti hanno iniziato ad accusarmi sui social di essere poco professionale. Era colpa mia se la troupe televisiva entrava in aula?”.

E tu hai deciso di dare una scossa alla situazione.

“Ho incontrato il preside di facoltà, proponendogli una sorta di tregua: loro avrebbero ignorato tutti gli scoop del momento e io avrei rilasciato interviste neutrali, in cui non insultavo né insinuavo giudizi negativi riguardo l’università, d’altronde, io aveva discusso soltanto con il direttore, la Sapienza non mi aveva fatto nessun torto. Per di più, per far vedere che ero realmente intenzionato a porre fine a tutti le polemiche, ho proposto al direttore del dipartimento di organizzare una manifestazione, con tanto di conferenza, sui temi dell’omofobia, del gay pride, della comunità LGBT e sull’HIV. Inutile dire che ha rifiutato la mia proposta. Non mi sono dato per vinto e ho iterato la proposta al preside di facoltà, che invece ha subito accettato e addirittura mi ha indicato alcuni docenti di Medicina per farli intervenire in materia di prevenzione sessuale e circa la diffusione dell’HIV. Ho contattato LINK, ALLAIDS, varie associazioni che operano in Italia per supportare la causa di chi soffre di questa terribile malattia e poi ho inviato tutto il materiale al preside, per avere un’ultima conferma e soprattutto perché lui stesso mi aveva chiesto di aggiornarlo”.

Quindi? Cos’è successo?

“Non ha risposto. L’ho sollecitato e niente, non ha proprio risposto. Quando l’ho incontrato di nuovo ha iniziato a dire che non c’erano autorizzazioni per la manifestazione, né c’erano mai state, anche se lui stesso era stato il primo ad essere d’accordo con me. Cioè, lui mi aveva persino fornito i contatti!”.

Assurdo. E cosa hai fatto?

“Ho dato degli incompetenti a lui e al rettore. La manifestazione è andata a monte, non vi dico la figura di merda che ho fatto con tutte quelle associazioni che avevo invitato e curiosamente non ho vinto più un bando quell’anno, nonostante la mia esperienza in corsi, lezioni, tutoraggi. La situazione ha impiegato un po’ di tempo a calmarsi, io stesso ce ne ho messo parecchio, ma fortunatamente i miei colleghi mi supportavano e piano piano sono tornato alla quotidianità della mia vita da dottorando”.

Le peripezie all’università finiscono qui?

“Come no. Al terzo anno di dottorato è filato tutto liscio, ho ripreso a tenere i corsi con un buon rendimento e ho migliorato l’organizzazione nelle lezioni. Arrivato al quarto anno, il 2019, quello in cui avrei terminato il mio dottorato, mi è stata proposta una co-docenza con un professore di Analisi I dello S.B.A.I. e ho subito accettato. Ho iniziato a tenere le lezioni presso Ingegneria Gestionale, che faceva afferenza al dipartimento di Informatica e Sistemistica, desideroso di ampliare il mio curriculum. Insomma, arrivato alla 50° ora di lezione ho iniziato a sentire, da voci di corridoio, che qualcuno mi avrebbe presto tolto la co-docenza, che qualcuno riferiva che nelle mie classi vi erano problemi, ma non mi era stata rivolta alcuna accusa formale e infatti non ho mai replicato perché non conoscevo le fonti. Un collega e la mia relatrice, poi, si sono essi ad osservare le poche ore di lezione che mi rimanevano prima di terminare il corso e dopo ho saputo che convenivano che le mie lezioni erano perfettamente in linea con le altre. Ho deciso quindi di andare a parlare con Tiziana Catarci, direttrice del Dipartimento cui facevo riferimento, che si è rifiuta di incontrarmi”.

L’incubo si ripete.

“L’ho inseguita per un po’, cercando di rimediare un incontro, ma niente, non sono mai riuscito a parlarle. Un giorno mi viene comunicato che sono stato sospeso dal mio ruolo di co-docente e che sarei stato sostituito. A quel punto mi sono infuriato, ho scritto a tutti, al direttore, alla relatrice, al preside, al rettore, ma nessuno mi ha risposto esaustivamente. Avevo lavorato 60 ore a nero, senza che mi avessero fatto firmare un contratto ed esigevo delle spiegazioni, oltre a ricevere un pagamento. Il rettore ha organizzato un incontro con il prorettore, il quale avrebbe dovuto organizzare un altro incontro con la mia relatrice, ma niente. Mi hanno rimbalzato da un appuntamento all’altro senza che mi venissero date spiegazioni e motivazioni valide per una decisione così drastica.”

Quello che ti è successo è terribile, Ruggero. Se la questione dovesse risolversi, credi che tornerai ad insegnare?

“Non lo so, ragazzi, non credo proprio. Dopo 3 lauree, 1 dottorato e 8 insegnamenti sono stato cestinato senza una lettera di spiegazioni e senza un colloquio, sinceramente sono deluso. É in corso un processo, vediamo come va a finire. Credo che, a questo punto, la mia carriera come professore sia rovinata in tutte le università di Italia. Chi assumerebbe mai un docente che non si piega a soprusi e soprattutto ha avviato una vertenza nei confronti di un’istituzione prestigiosa come La Sapienza? Forse parteciperò ad altri concorsi, per ora non lo so, ma mi sarebbe piaciuto continuare con la mia attività di ricerca”.

Com’è andata a finire? Hai saputo qualcosa?

“Ho aspettato una settimana dopo il mio incontro con il prorettore e poi una decina di giorni ancora, ma non ho ricevuto risposta, né una data per un appuntamento. Ho deciso quindi di contattare un legale e di dare inizio ad una vertenza che è tuttora in svolgimento. Dopodiché, ho perso l’ennesimo bando e ho deciso di allontanarmi dall’università. Ora aspetto che questa situazione si smuova e che io riesca a ricevere delle spiegazioni”.

Ruggero, grazie per il tuo tempo e ti auguriamo buona fortuna.

“Grazie a voi, ragazzi! É stato un piacere, alla prossima!”.


Diderot
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Lorenzo Feltoni Gurini
Lorenzo Feltoni Gurini
Vice-presidente

Studente di Biotecnologie presso La Sapienza di Roma, ha da subito sostenuto con entusiasmo il progetto di Diderot. Un gran vice-presidente, trascorre le pause dallo studio arrabbiandosi con il resto della redazione.

Diego Landini
Diego Landini
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Studia Ingegneria Informatica a Roma Tre ed è l’ideatore di Diderot. Il suo gusto per la perfezione e la sua leadership lo rendono l’elemento chiave della catena di montaggio; niente va in porto senza il suo permesso. Non si sa bene cosa combini nel tempo libero, ma a fine giornata se ne esce sempre con qualcosa di geniale.

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