Diderot in giro per il mondo: Catalogna

“Fiore tra le belle città del mondo, onore di Spagna, timore e spavento di dichiarati e nascosti nemici, regalo e delizia dei suoi abitanti, rifugio per gli stranieri (…) esempio di lealtà e soddisfazione di tutto ciò che una grande, famosa ricca e ben fondata città può chiedere a un discreto e curioso desiderio” -Miguel de Cervantes su Barcellona nel “Don Chisciotte”

Ciao Andrea. Tu sei venuta a Roma per studiare e ne hai approfittato per conoscere la capitale, qualche altra città e le usanze italiane.

1. Hai sempre vissuto a Barcellona e in Catalogna?

Non precisamente, conosco benissimo Barcellona ma sono nata e cresciuta a Santa Coloma de Gramenet, una città della Catalogna molto vicina, che conta 119.000 abitanti.

2. In cosa è differente la tua regione dal resto del Paese?

Barcellona, come Madrid, è una delle città più grandi del nostro paese, nelle quali vivono più persone e caratterizzate da una grande varietà culturale. Al di là dello stile di vita, che ricorda quello europeo ma che conserva gelosamente molti tratti caratteristici, vivere in Catalogna e Castiglia significa avere accesso a tante opportunità e servizi che nel resto della Spagna non si trovano con grande facilità.

3. Cosa ami di più di Barcellona?

Adoro Barcellona e nonostante abbia visitato altre grandi città del continente la preferisco a tutte quante. È davvero speciale, chi la abita gode di uno stile di vita unico: le persone, il clima, l’arte, la diversità culturale … È difficile da spiegare a parole. Passeggiare per i viali di Barcellona ti arricchisce, ti colma di gioia, perché è un luogo pieno di vita e non l’ho mai trovato stancante, soprattutto perché ci sono tanti spunti artistici e puoi incontrare davvero molte persone per strada. Forse, pensandoci, inizialmente può dar fastidio vedersi circondato continuamente da una folla di abitanti e turisti, ma con il tempo ci si abitua e diventa piacevole.

“C'è un primo e un dopo il primo ottobre. Come presidente mi assumo il mandato del popolo di Catalogna perché la Catalogna diventi uno stato indipendente” -Carles Puigdemont

Il “procés” è un tasto dolente e controverso della storia catalana, estremamente recente e quindi molto sentito dagli abitanti della regione. Il termine si riferisce al processo agli indipendentisti catalani, legalmente chiamato Causa Especia 2017, iniziato il 12 febbraio 2019 dalla Corte suprema della Spagna. Il processo è stato portato avanti da 7 giudici e diretto dal giudice Manuel Marchena e ha visto come imputati i maggiori esponenti del governo catalano pro-secessione e attivisti politici indipendentisti: Alcuni imputati sono rimasti in detenzione preventiva senza cauzione dall’inizio del processo di istruzione e hanno quindi scontato parte della loro sentenza. Gli imputati erano accusati per gli eventi attorno l’organizzazione e celebrazione del referendum del 1 Ottobre 2017 sull’indipendenza della regione, dopo che fu dichiarato illegale ed era stato sospeso dalla Corte costituzionale spagnola per l’adozione di leggi che sostituivano la Costituzione della Spagna e lo Statuto di Autonomia della Catalogna anch’esse dichiarate illegali e la Dichiarazione di indipendenza catalana del 27 ottobre 2017.

Il processo si è concluso il 12 giugno 2019. Il verdetto unanime dei 7 giudici ha decretato che 9 dei 12 accusati fossero condannati al carcere per il crimine di sedizione. La sentenza ha stabilito dai 9 ai 13 anni di carcere. Alcuni dei difensori hanno espresso la loro intenzione di appellarsi alla Corte costituzionale di Spagna e alla Corte europea dei diritti umani. La pubblicazione del verdetto della Corte suprema ha scatenato le proteste catalane del 2019 in tutta la regione.

4. In Italia sentiamo parlare continuamente delle proteste che hanno luogo a Barcellona per motivazioni politiche. Puoi spiegarci la situazione?

Ora come ora, la situazione è molto più tesa rispetto a 10 anni fa, quando i moti indipendentisti hanno iniziato a coinvolgere fasce della popolazione considerevoli. Il dibattito interni tra i partiti catalani e tra la Catalogna e il governo è più che mai aperto: è un argomento delicato per via delle proteste violente degli ultimi anni e in generale per tutte le difficoltà che i catalani hanno dovuto sopportare. Ci sono stati scontri e manifestazioni, anche molti episodi di protesta concitata e sono dovuti intervenire i reparti di polizia.

Da fuori si sente parlare di meno dei contrasti politici in questo periodo e forse è normale vista l’emergenza appena passata del lockdown, ma ovviamente quella dell’indipendenza rimane una questione irrisolta. Negli ultimi anni, il momento di tensione maggiore risale al 1 Ottobre 2017, nel corso della celebrazione del referendum per l’indipendenza della regione, in seguito dichiarato illegale e incostituzionale dal governo di Spagna. C’era polizia ovunque e anche per chi non era d’accordo con gli scopi del referendum è stato ugualmente difficile sapere che le forze dell’ordine stavano colpendo i tuoi concittadini. Quello è stato davvero un brutto episodio nella storia politica della regione. Tuttavia la sensazione di esaurimento della politica catalana permane. Ormai sembra un dialogo vuoto, che non trova fonti per rinnovarsi. I dirigenti politici che supportano l’indipendenza hanno paralizzato le istituzioni per anni e sono interessati esclusivamente a nascondere la loro cattiva gestione discutendo le stesse tematiche ancora e ancora. E per arrivare al potere hanno ingannato la gente, facendo leva sui sentimenti genuini e la fiducia degli elettori.

5. È sbagliato identificare Barcellona con la Catalogna? La città riflette la volontà politica dell’intera regione?

A dire il vero non molto, è quasi il contrario. Quando parliamo di politica credo sia doveroso per prima cosa conoscere e sottolineare che le persone che vivono a Barcellona e nei dintorni, ossia nell’Area Metropolitana de Barcelona, sono quasi tutte immigrate o discendono da famiglie di immigrati, soprattutto andalusi, i quali raggiunsero Barcellona al termine della guerra spagnola in cerca di un futuro più roseo. Questo fa sì che gli abitanti delle zone attorno la città votino fazioni piuttosto differenti dal resto della popolazione della Catalogna. Si tratta di gente proveniente dalle classi medio-basse, che vota sinistra, come il partito Podemos o la fazione dei socialisti. Questa è una notevole differenza con il resto della regione, nella quale l’indipendentismo, ossia la corrente di destra nazionalista, detiene la maggioranza nel Parlamento di Catalogna. Sebbene vi sia molta meno gente che vive nelle zone non limitrofe della città, il meccanismo di rappresentazione elettorale rende possibile un risultato simile.

6. Come credi che siano i rapporti tra le persone?

Generalmente da fuori ti può sembrare che le persone tanto in Spagna quanto in Italia siano molto simili per comportamenti sociali, come se esistesse una specie di stile “mediterraneo” che collega le persone e scandisce i rapporti sociali. All’interno del paese, però, non sono assenti stereotipi: per esempio chi vive in Andalusia viene spesso considerato un festaiolo e invece a noi catalani viene rimproverato facilmente di essere taccagni. Può darsi che sia così, ma sono soltanto stereotipi diffusi in Spagna simili a quelli che si trovano nel resto del continente.

Da catalana quale sono, ritengo che una virtù sia quella di essere privi di pregiudizi, essere distanti dagli stereotipi cui ho accennato e mostrare una bella apertura mentale. E forse un difetto è di essere un pizzico narcisisti, ci piace che fuori dalla Catalogna si parli della nostra regione, della nostra storia e che si discuta del “procés”, di cui abbiamo parlato all’inizio [ndr].

7. Un pregio e un difetto di vivere Barcellona. Quale è la più grande differenza che hai notato tra Barcellona e Roma?

Il difetto di viverci, dal mio punto di vista è non poter sfruttare o godersi appieno il centro per via della presenza di troppi turisti, che sono davvero tanti, non potete immaginare. Il pregio di Barcellona è quello di essere una città a misura d’uomo e quindi puoi avere facilmente tutto quello di cui hai bisogno e in più sei libero di essere ciò che desideri senza che nessuno ti giudichi. È una delle grandi differenze che ho visto vivendo un po’ a Roma. A Barcellona non ti limiti, non ne hai alcuna ragione, mentre a Roma a volte mi sentivo a disagio per il semplice fatto di essere una donna o per girare con la mia amica musulmana, perché sentivo addosso le occhiate scomode che qui non avverto.

8. Esistono piatti tipici? Quali?

Devo ammettere che il cibo italiano è buono e l’ho apprezzato durante il mio soggiorno a Roma, ma la dieta in Catalogna è di gran lunga più equilibrata e offre una scelta più vasta. Ci sono tanti piatti tipici della cultura mediterranea catalana, il più rappresentativo credo sia l’“allioli”, una portata a base di pane, pomodori, aglio e olio. Però ce ne sono anche altri quali i calçots, delle cipolle locali un po’ allungate rispetto a quelle italiane, la salsiccia con fagioli bianchi, escudellas, una zuppa di carne e verdure e tanti altri.

9. In Italia molti ragazzi sostengono lo sforzo dei giovani catalani di ribadire i propri diritti. La politica è davvero un tema così sentito tra i ragazzi catalani?

Un po’ lo scenario politico della Catalogna riprende la maniera di quella italiana, anche nel modo di reagire delle persone. Durante le proteste indipendentiste, ad esempio, furono moltissimi i giovani a scendere in strada per manifestare. E poi, a politica qui è un tema delicato e caldo. I giovani in Catalogna rappresentano da sempre un bacino elettorale particolarmente ambito dalle fazioni politiche, per via dell’instabilità delle nuove generazioni, ovviamente parlando dell’aspetto ideologico e culturale, per via dell’attaccamento alle tradizioni relativamente scarso e ovviamente per il desiderio di sentirsi parte di un movimento politico. È per queste ragioni che i giovani sono ampiamente coinvolti nelle dinamiche politiche della Catalogna e facilmente sono esponenti di movimenti studenteschi universitari. Solitamente sono di sinistra e per lo più condividono opinioni indipendentiste.

10. Esistono movimenti studenteschi?

Sì, ne esistono diversi, come il Sindacato degli Studenti dei Paesi Catalani [ndr]. Certamente il movimento giovanile più consistente e soprattutto più forte si è delineato attorno al 2014 e ha mantenuto la sua verve sino al 2017, mentre adesso sta perdendo di fatto energia. Talvolta, quando arrivano notizie nuove dalla politica o quando vengono emesse sentenze contro avversari politici di fatto prigionieri, i ragazzi scendono per primi in piazza a manifestare, spesso confrontandosi con la polizia e rimanendo coinvolti in gravi episodi di violenza.


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Dalla volontà di impegnarsi in qualcosa di utile che prende vita Diderot, sito divulgativo libero e indipendente, che nasce dal desiderio di proporre una modalità di informazione differente, basata su ricerca, esperienza e passione di giovani che scrivono per altri giovani, per rappresentare un’alternativa ad un ambiente saturo di notizie selezionate e ragionamenti vuoti.

Lorenzo Feltoni Gurini
Lorenzo Feltoni Gurini
Vice-presidente

Studente di Biotecnologie presso La Sapienza di Roma, ha da subito sostenuto con entusiasmo il progetto di Diderot. Un gran vice-presidente, trascorre le pause dallo studio arrabbiandosi con il resto della redazione.

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