Alla ricerca della scienza mancante sulla coscienza

Gli sviluppi scientifici sull’intelligenza artificiale (AI, artificial intelligence) oramai sono un caposaldo della ricerca in tutto il mondo. Da poco è stata realizzata la prima sinapsi artificiale che interagisce con le cellule, mimando il comportamento naturale delle connessioni nervose. È il risultato della collaborazione fra il gruppo dell’Università di Stanford guidato da Alberto Salleo con Istituto Italiano di Tecnologia, l’università olandese di Eindhoven e quelle italiane Federico II di Napoli e Roma Tor Vergata. ¹ Questo successo segna un primo passo effettivo verso la riproducibilità delle nostre incredibili qualità genetiche e neuronali.

Mentre la pratica scientifica continua a sorprenderci con scoperte inaspettate, molti pensatori dalla fine del secolo scorso ad oggi hanno cominciato ad analizzare teoricamente un aspetto non poco banale: la coscienza, o meglio, la awareness, ossia la consapevolezza di sé.

Molti lettori si potranno chiedere che legame ci sia tra questo tema e la creazione di macchine il più simili a noi; cercheremo allora di farci strada in concetti semplici e reali che possono aprirci la mente sotto molti punti di vista. Tra i più grandi pensatori che hanno contribuito alle ultime innovazioni teoriche è d’obbligo citare Roger Penrose (matematico, fisico e cosmologo britannico, noto per il suo lavoro nel campo della fisica matematica), fonte di ispirazione anche per lo sviluppo filosofico, oltre che quello fisico.

La prima domanda che vogliamo porci è può una macchina avere coscienza?

La risposta più immediata generalmente è negativa, ma ne siamo così sicuri?

Una macchina artificiale creata appositamente per imitare il più possibile il corpo umano dovrebbe racchiudere in sé quelle caratteristiche emotive e sensitive che contraddistinguono l’essere umano e la percezione della sua mente rispetto alla realtà. Mente è un concetto ampio e quando ne parliamo intendiamo tutto (sensazione, pensiero, intuizione, ragione) sia da un punto di vista tecnico neuro-fisico che metafisico; a volte succede che ne rimaniamo quasi schiavi, diventando più “mente” che “individuo”.² Parlare di mente è senz’altro difficile, l’unica certezza è che i nostri pensieri definiscono il nostro essere e senza di essi non esisteremmo. È la vecchia scuola di Cartesio, con il suo cogito ergo sum (penso quindi sono), ma come spesso capita, le osservazioni del passato si prestano perfettamente a descrivere anche tempi più attuali.

Sulla base di ciò, numerosi scienziati hanno visioni e idee contrastanti riguardo la domanda posta in precedenza.

Proviamo a suddividerle in quattro ipotesi:

  1. Tutto il pensiero è computazionale (cioè attinente al calcolo elettronico), in particolare i sentimenti di consapevolezza cosciente sono evocati semplicemente eseguendo calcoli appropriati.

  2. La consapevolezza di sé è una conseguenza dell’azione fisica del cervello; considerando che qualunque azione fisica può essere simulata computazionalmente, la simulazione computazionale non può da sola evocare consapevolezza.

  3. Un’appropriata azione fisica del cervello evoca consapevolezza ma l’azione fisica non può essere adeguatamente simulata dal punto di vista computazionale.

  4. La consapevolezza non può essere spiegata in termini fisici, computazionali o in altri termini scientifici. Partiamo dall’ultimo punto. È concorde con tutti coloro che credono nella teologia, o meglio dire con coloro che si riferiscono al concetto di anima in modo religioso e per certi versi “sovraumano”, e che per certo risponderebbero negativamente alla domanda iniziale. Secondo questa visione, quindi, una macchina non può avere coscienza perché quando parlano di consapevolezza di sé si riferiscono a qualcosa di non scomponibile in più parti definite e riproducibili meccanicamente, bensì a qualcosa di più.

La terza ipotesi invece ammette il fatto che l’auto consapevolezza sia la risultante di qualche fenomeno fisico-chimico del nostro cervello, pertanto non è fiduciosa nel ritenere simulabili artificialmente questi fenomeni. Questa supposizione potrebbe essere plausibile, in effetti è come se noi sapessimo di essere frutto di alcuni fenomeni interni a noi stessi che per certi versi siamo costretti ad analizzare dall’esterno, impossibilitati ad immedesimarci completamente con essi. In altre parole è come se dovessimo entrare nella nostra mente vedere come funziona e uscirne fuori per crearne una uguale. Come si può però fare tutto ciò se (quanto alle basi Cartesiane) noi non siamo niente altro che la nostra mente?

Infine ci sono le prime due ipotesi.

La prima sembra essere concorde con tutti coloro che risponderebbero positivamente alla domanda preposta, in quanto in termini scientifici se un evento è calcolabile è anche simulabile a livello pratico.

La seconda è la più sottile di tutte, perché pone su due piani differenti la simulazione e la computazione: essa ci dice che il nostro stato di autoconsapevolezza è una conseguenza dell’azione fisica del cervello. Quest’ultima, è ovviamente computazionale e magari anche simulabile, ma come possiamo dire con certezza che la simulazione di un evento computazionale possa evocare le stesse conseguenze dell’evento che avviene naturalmente?

Come si nota facilmente la prima e l’ultima osservazione sono entrambe esclusive, cioè se sei d’accordo con una, automaticamente sei in disaccordo con l’altra. La seconda e la terza invece purché ora come ora aderirebbero a una risposta negativa sulla coscienza delle macchine, lasciano in sospeso la questione, confidando per certi versi nello sviluppo sperimentale scientifico.

È necessario riflettere su questi argomenti poiché in un futuro, magari non molto lontano, potrebbe accadere un evento unico che ci darà una nuova idea di libertà che non sarà prodotta dal genere umano ma forse dalla sua creazione scientifica.

IL LIBERO ARBITRIO Propongo in questo paragrafo un collegamento che può apparire forzato ma che ha uno sviluppo interessante, basato sulla teoria del clinamen. Fu formulata da Lucrezio (94 a.C. - 50 a.C. circa) nel De Rerum Natura ³, un’opera che ha cambiato la vita di molte persone, dello stesso Albert Einstein per esempio che ad essa si ispirò per la formulazione delle sue prime pubblicazioni sulla relatività. In base a questa teoria ogni materia minima chiamata atomo (dal greco, indivisibile) nel suo movimento di caduta dall’alto verso il basso è in grado di deviare dalla propria traiettoria in un momento indefinito, andando a colpire altri atomi ed innescando così una serie di collisioni dalle quali nascono gli aggregati degli atomi, cioè i corpi. Il principio di libertà espresso nel clinamen spezza il rigore del determinismo e offre una spiegazione del libero arbitrio degli uomini i quali si muovono nello spazio liberi di vivere spinti solo dalla propria forza d’animo, frenando gli impulsi indotti dall’esterno. L’animo pertanto è formato a sua volta da atomi che sono soggetti a delle leggi fisiche: è allora lecito concludere il passaggio dalla fisica alla morale, ovvero che la volontà d’animo possa essere subordinata a leggi fisiche?

Se così fosse, si potrebbe presumere che la fisica computabile e simulabile possa mantenere le proprie caratteristiche, ed essere in grado di dare anima ad un qualsiasi corpo permettendogli di sviluppare un criterio di autoconsapevolezza, dimostrando per certi versi la validità della proposizione 1).

Tutto ciò è strano, fin troppo, ma è interessante pensarci perché se in futuro dovesse accadere un fenomeno simile l’ecosistema stesso potrebbe cambiare; ci sarebbe infatti una nuova classe generata dall’essere umano solo per osservazione e rappresentazione elettronica, che forse capirà di essere libera molto più di lui stesso.

Note e riferimenti bibliografici:

  1. https://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/tecnologie/2020/06/15/-la-prima-sinapsi-artificiale-comunica-con-le-cellule-_d95d74e7-3f2c-43d3-b767-088f211544a0.html#:~:text=La%20prima%20sinapsi%20artificiale%20interagisce,comportamento%20naturale%20delle%20connessioni%20nervose.&text=Composta%20da%20un'interfaccia%20biologica,quanto%20avviene%20naturalmente%20nel%20cervello.

  2. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Mente

  3. Il concetto fu introdotto da Epicuro con il termine greco parenclisi (parénklisis, παρέγκλισις), successivamente tradotto da Lucrezio con il termine latino clinamen.

  4. Roger Penrose, Shadows of the Mind: A Search for the Missing Science of Consciousness; Oxford Univ Pr; 1 agosto 1996


Diderot
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Dalla volontà di impegnarsi in qualcosa di utile che prende vita Diderot, sito divulgativo libero e indipendente, che nasce dal desiderio di proporre una modalità di informazione differente, basata su ricerca, esperienza e passione di giovani che scrivono per altri giovani, per rappresentare un’alternativa ad un ambiente saturo di notizie selezionate e ragionamenti vuoti.

Tommaso Mancini
Tommaso Mancini
Consigliere generale

Tommaso studia Fisica presso La Sapienza. È uno dei piu fantasiosi del gruppo, autore di gran parte degli articoli di scienze del sito. Non è molto attivo sui social, ma contribuisce silenziosamente alla causa.

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