Diderot in giro per il mondo: Vientiane

Ciao Mauro, ti va di parlarci un po’ di te?

Sono nato 45 anni fa in una provincia lombarda. Prima di trasferirmi in Asia ho lavorato per nove anni nel settore parabancario. Era un lavoro noioso che non metteva in luce le migliori qualità delle persone. Ho sempre amato viaggiare, da solo o in compagnia. Ogni occasione era buona per spezzare la monotonia e rifugiarmi in un angolo d’Europa.

Come mai hai scelto di trasferirti proprio in Laos?

Sono capitato in Laos in occasione di una vacanza e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Nel 2012, cessato il mio ultimo rapporto di lavoro, mi sono concesso una pausa di riflessione di qualche mese. Scelsi il sud-est asiatico. Gli inglesi lo chiamano gap year ed è un passaggio quasi obbligato tra la laurea e il primo lavoro. Ero in Laos quando, alla fermata del bus, ho notato un annuncio di lavoro. Ho deciso di provarci, quasi per gioco, senza sapere che quell’avventura sarebbe stata l’inizio di una nuova vita.

Quali erano le tue aspettative quando hai deciso di intraprendere questo viaggio? E quanto e come è cambiato il tuo pensiero sul Laos e sui lao in questi anni?

Lo stile di vita più rilassato, la socievolezza, i ritmi di lavoro più lenti e il basso tasso di criminalità sono fattori positivi che ho notato da turista e che tuttora apprezzo. Da espatriato, tuttavia, si percepiscono anche aspetti che da turista non potevo notare. Il basso livello culturale, ad esempio, è un fattore che ostacola le relazioni e può portare a isolarsi.

Nel tuo libro “Laos. Usi, costumi e tradizioni.” descrivi le differenze tra i vari lao che possiamo incontrare. Quali sono gli atteggiamenti che caratterizzano il lao medio, il lao evoluto e il lao ricco?

Il lao medio lavora poco, beve birra (rigorosamente alla goccia), si sposa giovane e fa figli presto. Raramente ha completato gli studi medi, fa il contadino e la sua calzatura preferita è l’infradito. Per quanto riguarda le altre due categorie lascio al lettore il piacere di scoprirlo leggendo il mio libro.

Com’è lavorare in Laos? Quali difficoltà hai riscontrato?

I lao sono persone generalmente disorganizzate. Hanno una scarsa dedizione al lavoro e poco senso del dovere. Nel settore turistico, tuttavia, ho conosciuto veri professionisti, puntuali e precisi.

Come funziona il sistema scolastico laotiano?

Le scuole pubbliche operano in contesti indecenti. Edifici fatiscenti, insegnanti poco preparati e libri modesti non aiutano gli studenti a impegnarsi. Il metodo di insegnamento è lontano da qualsiasi concetto di moderna pedagogia: si impara tutto a memoria, anche la matematica; e all’esame si copia tutto dal libro. Questo sistema annienta la curiosità.

Da italiani amanti del cibo, siamo curiosi di sapere: cosa offre la cucina tradizionale?

Alcuni piatti sono davvero deliziosi. I fritti poco diffusi e l’abbondante uso delle verdure rendono tutto più leggero. Al centro della dieta c’è il riso, fattore che, tuttavia, rende la cucina piuttosto monotona. Manca il concetto di creatività che fa della cucina un’arte.

Come avete vissuto questo periodo particolare in Laos? La pandemia ha rallentato ancora di più il paese?

Sono molte le attività che ne hanno risentito, talune in modo definitivo. All’inizio della pandemia non avevano i tamponi e il Laos si ostinava a comunicare l’assenza di contagi. Quando il WHO ha distribuito i test, anche il Laos ha dovuto fare i conti con la realtà. Va detto che solo due ospedali della capitale sono stati abilitati a effettuare test, cosicché il quadro dei casi è molto approssimativo. Di sicuro non si sono verificate stragi in nessuna provincia laotiana, complice anche la bassa densità di popolazione.

Per concludere, quali sono i pregi del Laos?

Il clima e il basso tasso di criminalità sono le cose che più apprezzo del Laos, unitamente al temperamento “easy” dei laotiani. Inoltre, nonostante la diffusione dei cellulari abbia inciso negativamente sui rapporti interpersonali, c’è un modo più umano di vivere il rapporto con l’altro: più sorrisi, più comunicazione e meno musi lunghi.

Grazie Mauro per il tempo che ci hai dedicato. È stato un piacere scoprire una realtà poco conosciuta come quella del Laos.


Diderot
Diderot

Dalla volontà di impegnarsi in qualcosa di utile che prende vita Diderot, sito divulgativo libero e indipendente, che nasce dal desiderio di proporre una modalità di informazione differente, basata su ricerca, esperienza e passione di giovani che scrivono per altri giovani, per rappresentare un’alternativa ad un ambiente saturo di notizie selezionate e ragionamenti vuoti.

Francesca Motta
Francesca Motta
Caporedattore

Francesca, o “Frap”, è l’autrice più prolifica della redazione, una lavoratrice instancabile. Studia Farmacia alla Sapienza, parla poco ma scrive tanto! Sappiamo tutti che nei lunghi silenzi alle riunioni di redazione escogita piani per torturarci e farcela pagare per tutto il tempo e la pazienza che le facciamo perdere.

comments powered by Disqus