Hikikomori: il disagio sociale che ti allontana dal mondo

Chi sono gli hikikomori?

Il fenomeno degli hikikomori è un disagio sociale nato in Giappone, ma che si sta piano piano estendendo in tutto il mondo. Il termine hikikomori significa letteralmente “stare in disparte o isolarsi” e questa parola fu coniata dallo psichiatra giapponese Tamaki Sato a metà degli anni Ottanta, nel periodo in cui questo fenomeno cominciò ad essere rilevante, anche se le prime manifestazioni in Giappone di questa forma di ritiro sociale vennero descritte nel 1978 da Y. Kasahara e chiamate tajkyaku shinkeishou cioè reatreat neurosis e si riferiva a soggetti che abbandonavano la scuola o il lavoro, senza avere una diagnosi di depressione o altre patologie psichiatriche.

Solitamente le persone che soffrono di questo disturbo sono giovani di età compresa tra 19 e 30 anni, maschi primogeniti nella maggioranza dei casi, che decidono di rinchiudersi volontariamente in una stanza, evitando qualunque contatto con il mondo esterno e solo il 10% di questi soggetti sono di sesso femminile.

Come riconoscere un hikikomori

Gli hikikomori presentano delle caratteristiche comuni, in genere si isolano socialmente e hanno un rifiuto per i rapporti interpersonali, sia con persone esterne sia con persone dello stesso nucleo familiare. Oltre al ritiro sociale, altri sintomi sono la fobia scolare e il ritiro scolastico, antropofobia, automisofobia, agorafobia, manie di persecuzione, sintomi ossessivi e compulsivi, comportamento regressivo, apatia, letargia, umore depresso, pensieri di morte e tentato suicidio, inversione del ritmo circadiano di sonno veglia e comportamento violento contro la famiglia, in particolare verso la madre.

Il ritiro sociale è il sintomo principale e in alcuni casi i soggetti non escono dalla loro stanza per mesi o addirittura anni. Nei casi più gravi l’hikikomori non esce dalla sua stanza né per lavarsi, né per alimentarsi chiedendo che il cibo sia lasciato davanti alla porta della stanza.

Molti di questi ragazzi passano gran parte della loro giornata su Internet o giocando ai videogiochi. Rifiutandosi di parlare con amici, o persino familiari, ma intrattenendo rapporti virtuali attraverso uno schermo. La dipendenza da internet, però, non è una delle cause di questo fenomeno ma una conseguenza dell’isolamento.

Diagnosi

Data la condizione di ritiro sociale, per chi è affetto da questo disturbo si potrebbe diagnosticare una fobia sociale. Il soggetto hikikomori vive, invece, una condizione prevalente di disinteresse nei confronti del mondo. In Giappone molti medici utilizzano la diagnosi di disturbo evitante di personalità per hikikomori, il soggetto non presenta sentimenti di inadeguatezza e paura delle critiche o della disapprovazione, ma soprattutto non ha il desiderio di stabilire relazioni interpersonali significative. La diagnosi differenziale risulta, tuttavia, talora difficoltosa a causa della grande prevalenza del disturbo di personalità evitante in Giappone. Le ricerche sul fenomeno stanno crescendo negli ultimi anni e sono stati sviluppati alcuni test psicometrici al fine di individuare meglio il disturbo e favorirne la diagnosi.

Cause

Tra le principali cause sono state elencate:

  • Disagio nel contesto familiare e sociale

  • Forte severità del sistema educativo scolastico

  • Forti pressioni psicologiche sui figli da parte dei genitori

  • Essere stati vittime di bullismo

  • Il concetto psicologico di amae legato alla società giapponese. Questo termine significa dipendenza e indica un particolare atteggiamento tra madre e figlio, ovvero una sorta di rapporto simbiotico.

Terapia

Ancora non esiste una strategia terapeutica univoca per il trattamento dei soggetti hikikomori, ma come in tanti disturbi psichiatrici, l’approccio al trattamento comporta una combinazione di psicoterapia e psicofarmacologia. Tra le forme di psicoterapia più utilizzate per il trattamento dei soggetti hikikomori sono indicate la psicoterapia sistemico-familiare e la psicoterapia cognitivo- comportamentale.

Kazuo Ishida e sua moglie, Mizuho Ishida, sono considerati massimi esperti nello studio di questo fenomeno e sono impegnati da anni nel definire un programma di riabilitazione in grado di “risocializzare” i giovani. Si tratta di un percorso riabilitativo complesso che si realizza inizialmente attraverso visite domiciliari, finalizzate a instaurare un primo contatto e che hanno l’obiettivo di condurre l’hikikomori nel Centro di Riabilitazione. Durante il processo di risocializzazione lo staff del centro e gli studenti stessi diventano i modelli principali riempiendo il vuoto causato dall’isolamento sociale attuato e stimolando la formazione di un’identità adulta.

Anche in Italia, in questi ultimi anni, stanno nascendo centri che si occupano degli adolescenti a rischio attraverso campagne di prevenzione e sensibilizzazione, oltre che programmi di cura.

In Giappone, inoltre, si sono sviluppate diverse organizzazioni no-profit, come la New Start e la FSW (Free Space Wood), che si occupano di aspetti di tipo riabilitativo finalizzati principalmente al reinserimento sociale e lavorativo. Il momento più difficile per un hikikomori uscito dall’isolamento è proprio quello di assumere un ruolo sociale ed è dunque fondamentale inserire nuovamente l’individuo nella società in maniera graduale.

Fonti:

  1. https://www.stateofmind.it/tag/hikikomori/

  2. file:///C:/Users/cripe/Downloads/05Aguglia1(4).pdf

  3. https://www.ospedalemarialuigia.it/neuropsichiatria-infantile/hikikomori-sintomi-cause-trattamenti/

  4. https://psiche.santagostino.it/2017/03/21/hikikomori-fenomeno-italia/


Diderot
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Francesca Motta
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Caporedattore

Francesca, o “Frap”, è l’autrice più prolifica della redazione, una lavoratrice instancabile. Studia Farmacia alla Sapienza, parla poco ma scrive tanto! Sappiamo tutti che nei lunghi silenzi alle riunioni di redazione escogita piani per torturarci e farcela pagare per tutto il tempo e la pazienza che le facciamo perdere.

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