Le loro idee camminano sulle nostre gambe

“A questa città vorrei dire: gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”

È il 23 Maggio 1992, quando il magistrato antimafia Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo perdono la vita in un attentato mafioso. Alle 17:58 del pomeriggio sull’autostrada A29 al chilometro 5, nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, il sicario Giovanni Brusca aziona una carica di cinque quintali di tritolo posizionata in un canale di scolo scavato sotto il manto stradale. I due coniugi sono ovviamente scortati e gli agenti nella prima macchina, una Fiat Croma marrone, muoiono sul colpo; il magistrato e la moglie, travolti dal muro di detriti alzato dall’esplosione, vengono sbalzati all’indietro. Gli agenti Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo, che viaggiano nella terza auto della scorta, una Fiat Croma azzurra, riportano solo alcune ferite e superato lo shock iniziale soccorrono il magistrato e la sua consorte. Purtroppo, la coppia morirà la sera stessa in ospedale a seguito di gravi emorragie interne.

Schema riguardante la pianificazione e lo svolgimento dell’attentato. Fonte: ANSA

La giornata del 23 maggio da allora acquisirà una nuova connotazione, diventando una ricorrenza nota con il nome “Strage di Capaci”, cambiando per sempre la storia del nostro Paese.

Giovanni Falcone è stato un magistrato italiano dedito alla lotta contro la mafia, tra i primi ad identificarla come un’organizzazione parallela allo Stato in un’epoca in cui si negava la sua esistenza. Utilizzò indagini finanziarie per individuare movimenti di capitale sospetto e, grazie a questo metodo innovativo e rivoluzionario, si arrivò a un maxiprocesso che incriminò ben 475 mafiosi.

Nella nostra vita abbiamo sentito tutti parlare di lui almeno una volta a scuola, a casa, di sfuggita in televisione. La storia, è vero, non è magistra vitae, non ci insegna come vivere la vita di tutti i giorni e sicuramente non è in grado di dirci ciò che ci aspetterà, ma la memoria è diversa. Dedicare un momento di riflessione in giornate come queste, raccontare o semplicemente parlare di certi avvenimenti e di certi personaggi, permette di mantenere vive le idee, i valori e le azioni ad essi associati. Ricordare il passato non serve semplicemente per conoscere ciò che è accaduto, ma per provare a impedire che certe cose non accadano di nuovo.

Il ruolo della memoria è essenziale all’interno della società umana e ne permette la stabilità sin dai tempi più antichi, in quanto strumento per la conservazione e il passaggio di ideologie e tematiche culturali e sociali. Ricordare, specialmente chi non c’è più, dà valore alla loro vita, a quello che hanno fatto e a ciò che ci hanno insegnato. Giornate come il 23 Maggio servono dunque a portare avanti le azioni e le convinzioni di uomini come Giovanni Falcone, disposti a dare la vita pur di combattere uno dei costrutti sociali più radicati e pericolosi nel Bel Paese, la Mafia.

“La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Spero solo che la fine della mafia non coincida con la fine dell’uomo.”

Giovanni Falcone e sua moglie, Francesca Morvillo. Fonte: Wikipedia.

Il magistrato la descriveva come un fenomeno umano che, come tale, è destinata a nascere e a morire. È difficile pensare che la mafia possa “morire”, specialmente in un Paese come il nostro, conosciuto all’estero con il motto “pizza, mafia e mandolino”, come se fosse insita nella nostra cultura, una delle caratteristiche principali dell’uomo italiano, una tendenza innata. Dagli italiani stessi in certe zone del Paese ed in determinati contesti è vista perfino come un do ut des, necessario alla realizzazione dei propri scopi o qualcosa di normale nella quotidianità: “dove non mi aiuta lo Stato, mi aiuta la Mafia”.

Nelle vignette viene raffigurata come una piovra con lunghissimi tentacoli e forse è il modo migliore per rappresentarla: un essere che ha un enorme “testa” e si ramifica ovunque, i cui tentacoli possono stritolarti in un secondo senza lasciarti via di scampo. È quindi un organismo che agisce in modo capillare su tutto il territorio e vive spesso, purtroppo, in simbiosi con i nostri politici.

Molte zone d’Italia non ne comprendono la vera natura e si credono immuni al fenomeno mafioso. I territori del Nord Italia, considerati patria di grandi imprenditori e menti geniali, così lontani dal Sud, luogo di nascita dei più grandi clan mafiosi, si sono sempre ritenuti liberi da questo gioco tra clan, ma recenti avvenimenti ci dimostrano il contrario. Tra le convinzioni generali c’è quella che la mafia ormai non sia più attiva come un tempo quando operava per strada e faceva gli attentati. Ci sono stati arresti importanti e ne è uscita indebolita. In realtà, non c’è stato altro che un cambio di interessi. I boss hanno compreso che i veri affari sono in altri ambiti: politica, sanità, edilizia ecc…

È recente la notizia di un maxi blitz delle forze dell’ordine: il 12 Maggio sono stati effettuati 91 arresti tra Milano e Palermo. Gli agenti hanno messo in luce gli intenti del clan dei Ferrante e quello dei Fontana, i quali erano pronti a sfruttare la crisi generata dal Covid-19 truccando appalti e riciclando circa 15 milioni di euro in aziende sanitarie. [1] I principali interessi mafiosi si sono spostati dalle aziende agricole, alimentari ed edilizie del Sud, alle industrie sanitarie e di bonifica e smaltimento e agli organi politici/burocratici del Nord.

In foto, l’arresto di uno dei boss della famiglia Fontana. Fonte: ANSA

Pensare che questa sia una notizia di appena pochi giorni fa dovrebbe farci riflettere: siamo ancora ben lontani dalla fine della lotta alla mafia e per ogni giorno che qualcuno chiude gli occhi o abbassa il capo davanti ad eventi di corruzione e violenza, quest’enorme piovra diventa più grande e più forte, più difficile da sradicare. Ci sono persone che non muoiono mai, vivono attraverso gli ideali, le parole, i fatti che si sono lasciati dietro e non bisogna dimenticare che hanno lottato per tutti noi rimettendoci. La mafia non si combatte restando in silenzio. Falcone è morto per difendere il suo Paese, non piegandosi davanti a nulla e proseguendo per la sua strada. L’hanno ucciso per farlo stare zitto, per far stare zitti tutti, ma non ci sono riusciti e non ci riusciranno mai. Per questo dobbiamo ricordare e lottare per la legalità, per loro e per tante altre persone che sono state uccise cercando di lasciarci un mondo migliore.

Casetta No Mafia” - Luogo dal quale Giovanni Brusca azionò la carica. Fonte: Legalità e Giustizia.

Fonti:

[1] https://www.lastampa.it/cronaca/2020/05/12/news/maxiblitz-della-finanza-contro-la-mafia-a-palermo-91-arresti-1.38834014


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Vice-caporedattore, Graphic designer

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Valerio è studente di Psicologia presso l’Universita Pontificia Salesiana e regge abbastanza bene il ritmo di studi. Sembra un poco di buono, ma in realtà è un valido collega di lavoro e si dimostra capace di saper sopportare la tensione in situazioni di difficoltà. Tra i suoi mille pregi è anche un ottimo gestore delle Instagram stories della pagina.

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