Democrazia: potere al popolo?

Come, tre secoli fa, il filosofo Diderot alzava lo sguardo sul suo mondo vittima di credenze, anche noi oggi osserviamo il nostro tempo ricco di novità ed in continua evoluzione, eppure così chiuso se lo si studia accuratamente. Di sfuggita al bar, o consultando vari giornali, abbiamo sentito spesso parlare di “crisi di democrazia” e Diderot ha deciso di approfondire il discorso analizzando la situazione da più punti di vista.

Cos’è davvero la democrazia? Il concetto di democrazia è lo stesso ed è rimasto invariato in ogni parte del mondo? Etimologicamente, democrazia significa “governo del popolo”, ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dal popolo. Quest’ultimo viene generalmente identificato come l’insieme dei cittadini che ricorrono a strumenti di consultazione popolare, ma essa può riguardare qualsiasi comunità di persone e il modo in cui vengono prese le decisioni al suo interno. Questo concetto non è rimasto inalterato durante i secoli, ma ha assunto diverse evoluzioni, che spesso si sono rilevate distanti dall’idea di base e persino contraddittorie.

La democrazia ateniese, riconosciuta come prima forma di governo democratico, non permetteva a tutti di proporre disegni di legge e votare, concedendo tale opportunità soltanto ad un numero limitato di cittadini (uomini liberi, adulti e di sesso maschile). Per quanto riguarda l’Italia, il suffragio universale è stato introdotto solamente nel 1946 e già nella Costituzione la democrazia è un tema controverso, come afferma Sabino Cassese, giurista accademico italiano e giudice emerito della Corte costituzionale. Secondo Cassese «L’Italia è una Repubblica, sia pur non del tutto democratica». Perché non del tutto?

Innanzitutto per repubblica si intende l’intero ordinamento italiano, gli ordinamenti pubblici e le basi sociali e la Costituzione stabilisce dunque che l’Italia mantenga l’assetto di una repubblica in ogni suo angolo democratica. Andando avanti, però, la stessa Costituzione introduce dei limiti alla democrazia: i magistrati accedono agli uffici pubblici mediante concorso. È previsto che ci siano dei titolari di cariche pubbliche nominati non in base alla volontà popolare, ma secondo criteri (concorsi) e il vincitore di questi concorsi deve essere scelto da un’aristocrazia costituita dai cultori della stessa materia. Affermato ciò possiamo distinguere due concetti che, a volte, possono essere confusi: democrazia diretta e democrazia rappresentativa. Nella prima i cittadini possono esercitare il potere legislativo senza alcun intermediario e senza l’intervento dei loro rappresentanti politici; la seconda è la forma di governo che permette ai cittadini aventi diritto al voto di eleggere i propri rappresentanti in Parlamento o negli enti locali o territoriali (Comuni e Regioni).

Così facendo, delegano a loro il potere di fare e di approvare delle leggi. A questo punto ci chiediamo se è possibile allargare le basi della democrazia. Al giorno d’oggi il 59% della popolazione mondiale ha accesso ad Internet e nella classifica degli utenti in relazione alla popolazione l’Europa occupa la seconda posizione, con l’87% delle persone connesse. In questo triste periodo di pandemia, essendo la maggior parte di noi costretta all’interno delle nostre abitazioni, chi in una situazione chi in un’altra, abbiamo sicuramente tempo per fermarci a pensare e porre a noi stessi qualche domanda in più su ciò che ci circonda.

Questa situazione si riflette inevitabilmente sui social network, in questo momento tra i pochi se non gli unici mezzi di comunicazione/discussione a nostra disposizione: centinaia e centinaia di persone si riversano nelle piazze virtuali di Facebook additando i loro pareri personali come verità assolute ed inconfutabili dando vita ad uno scenario alquanto buffo. Questo comportamento permette alle persone di instaurare delle social relations e dà loro la possibilità di condividere notizie in tempo reale creando una fitta rete di informazioni spesso confusionarie ed imprecise, tanto che molti movimenti politici hanno iniziato ad includersi sempre di più in questo processo per sfruttarlo a loro favore, non assumendosi più la responsabilita di fare delle proposte politiche, ma promettendo di fare la volontà del popolo in caso di elezione.

Oggi internet ci fornisce gli strumenti per rendere la democrazia in un certo senso “più” diretta: basta pensare a cosa è avvenuto in Colombia con il referendum popolare del 2016 per porre fine ad anni di morti e guerra civile, al quale più della metà della popolazione si è astenuta, o ancora quanto si è visto in Inghilterra con la Brexit.

Esistono allora dei limiti quantitativi e qualitativi della democrazia diretta che Sabino Cassese mette alla luce nel libro I limiti della democrazia: “immaginate se, come prevede la Costituzione, chiedessimo di prendere le stesse decisioni che prende il Parlamento a 40 mln di italiani: Ognuno di noi dovrebbe votare per prendere 8 decisioni al giorno, compreso fissare il da farsi per l’ammontare del debito pubblico, decretare i diritti degli omossessuali, tutto. Ci sono quindi anche e soprattutto limiti di qualità: una decisione richiede informazione, discussione, tentativo di convincere gli altri, ma allo stesso modo essere aperti a farsi convincere, è un processo molto complesso che quasi si annulla su Internet. Uno degli aspetti negativi di questo potentissimo mezzo moderno è il fatto che abbia abbassato drasticamente l’interesse del popolo nei confronti della “cosa pubblica”.

Ora più che mai ci rendiamo conto che i nostri politici tendono a proporre una continua campagna elettorale online, non allo scopo di informare correttamente i propri elettori e di offrire soluzioni reali ai problemi, bensì con l’unico obiettivo di essere rieletti. Dobbiamo assolutamente invertire la rotta cominciando dal basso, da un’istruzione al momento inefficiente e da una rivalutazione e ricostruzione di quei partiti politici che si sono “liquefatti” negli anni, i quali invece dovrebbero essere i luoghi all’interno dei quali si svolge il processo di discussione e approfondimento di cui abbiamo parlato prima. La maggior parte dei giovani del nuovo millennio è completamente disinteressata, ha sostituito la fatica di informarsi e sviluppare un pensiero guardandolo da ogni lato con l’immediatezza e la brevità di Internet.

Secondo i dati dell’Istat solo il 10,8% delle persone con età superiore ai 14 anni partecipa alla politica attiva, contro l’80% di coloro che si interessano passivamente; ci rendiamo conto che tutto questo ha inevitabilmente degli effetti sulle capacità di decisione nella nostra democrazia. Al fine di trarne una breve stima che completi il ragionamento precedente abbiamo deciso di fare alcune domande ai nostri coetanei.

Credi di avere più opportunità per il tuo futuro qui in Italia o fuori all’estero?

Quanto ti senti vicino agli sviluppi governativi del paese? Sei soddisfatto o vorresti fare di più?

Cos’è la democrazia per te. Ci credi?

Ti senti rappresentato in ciò che pensi da qualche partito o persona in Italia?

Il 75% degli intervistati si vede all’estero, dove si crede ci sia più meritocrazia, anche se sono tutti d’accordo sul fatto che dipenda dalle ambizioni personali. Dalle risposte alla seconda domanda notiamo che la maggior parte dei ragazzi si sente lontana dagli sviluppi governativi del Paese, sia per quanto riguarda la trasparenza della comunicazione, sia in termini di partecipazione attiva ed il sentirsi protagonisti all’interno della società. Per alcuni è un problema personale per cui dovrebbero informarsi di più, altri invece si ritrovano d’accordo nel non-sentirsi partecipi attivi. Il 90% afferma di credere nella “democrazia”, pur fornendone una definizione erronea, mentre il 68% non si sente rappresentato dalla politica italiana; anche qui osserviamo una netta divisione fra chi sostiene che il governo debba esprimere la volontà del popolo e chi invece pensa che sono i rappresentanti eletti a dover formulare e concretizzare gli orientamenti politici sottoponendo il popolo ad esprimere semplicemente un consenso, svolgere un processo.

Tornando alla domanda iniziale, la democrazia è un ideale che si è costruito lentamente in tutti gli stati, basti pensare che in Italia il voto alle donne é conquista recentissima. In Inghilterra la democrazia è molto piu antica, ma per esempio i detenuti non possono votare (qualsiasi tipo di reato commesso, se porta alla detenzione, sospende il diritto al voto) e questo implica che circa un milione di persone non possono partecipare alle decisioni del paese. Questo ci fa capire che non sempre le democrazie più antiche sono necessariamente quelle più complete: c'è ancora molto da fare per raggiungere una democrazia ideale e che i diritti di tutti siano rispettati.

Noi non votiamo le leggi o gli emendamenti, ma votiamo determinate persone affinché se ne occupino nel miglior modo possibile, persone che rappresentano un’élite che dovrebbero garantire la democrazia attraverso il dialogo reciproco. Il concetto di democrazia nel mondo globale è ancora più complicato: di fatto siamo in una situazione in cui enti sovrastatali possono imporre ulteriori leggi e fare pressione affinché alcuni stati migliorino alcuni aspetti della loro democrazia.

Purtroppo, la mancanza di dialogo sta portando divisioni ed incomprensioni sia all’interno del parlamento, sia fra gli stessi cittadini: le realtà non collaborano fra di loro, bensì litigano e si disprezzano. Si è perso il senso di collaborazione, sta vincendo un decostruttivismo che ci mette solo in competizione l’uno con l’altro, facendo perdere di vista quello che dovrebbe essere realmente l’obiettivo di tutti noi: il benessere comune.

Note:

  1. “La democrazia e i suoi limiti”, Cassese Sabino.
  2. https://www.istat.it/it/archivio/136808

Diderot
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Diego Landini
Diego Landini
Presidente

Studia Ingegneria Informatica a Roma Tre ed è l’ideatore di Diderot. Il suo gusto per la perfezione e la sua leadership lo rendono l’elemento chiave della catena di montaggio; niente va in porto senza il suo permesso. Non si sa bene cosa combini nel tempo libero, ma a fine giornata se ne esce sempre con qualcosa di geniale.

Tommaso Mancini
Tommaso Mancini
Consigliere generale

Tommaso studia Fisica presso La Sapienza. È uno dei piu fantasiosi del gruppo, autore di gran parte degli articoli di scienze del sito. Non è molto attivo sui social, ma contribuisce silenziosamente alla causa.

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