Le conseguenze economiche della pandemia

Introduzione

La recente emergenza legata al virus Covid-19 ha fatto riemergere paragoni bellici siadal punto di vista degli effetti sul sistema sanitario, siada quello economico. Si è tornatia parlare di produzione di beni necessari da parte dello Stato e di espansione del debito pubblico, strumenti tipici dell’economie di guerra. Per questo politicied economisti hanno guardato indietro nel tempo per trovare soluzioni già attuatedurante il secolo scorso, caratterizzato da due guerre mondiali e dalla Grande Depressione del 1929. Proprio negli anni ’30 del Novecento, mentre l’economia mondiale soffriva i postumi della Grande Depressione, Keynes formulò un approccio rivoluzionario.

L’obiettivo di questo saggionei prossimi paragrafi sarà quello di ripercorrere il pensiero keynesiano e le caratteristiche che ne hanno fatto uno dei maggiori approcci della politica economica, idee proposte da Keynes a partire dalsuo scritto “Teoria Generale” del 1936(^1). A 84 anni dalla pubblicazione,le teorie keynesiane sono tornate d’attualità per affrontare unoshock economico simile per valori di recessionedel prodotto a quello del 1929, nonostante il sistema internazionale sia cambiato nei suoi interpretie negli assetti economici. Proprio come annunciò Keynes,la soluzione dell’indebitamento pubblico per rilanciare l’economia potrebbe portarenuove opportunità di innovazione e sviluppo agli Stati.

Si cercherà di applicare le teorie keynesiane al sistema istituzionale ed economico attuale, soffermandoci sul ruolo crescente dell’Unione Europea. L’organizzazione internazionale negli ultimi decenni è stata l’attrice più importante nel nostro continente dal punto di vista delle politiche economiche. La capacità di essere parte integrante nell’economia degli Stati, intervenendo con politiche economiche ad hoc,è stato nel corso della crisi del 2008 un fattore importante per la salvezza di alcuni Stati e potrà esserlo anche in questa emergenza economico-sanitaria.

All’Unione Europea spetterà il compito di evitare gli errori commessi dai singoli Stati al termine della Prima Guerra Mondiale, quegli errori che costrinsero Keynes a lasciare in disaccordo la conferenza di Versailles e che vennero poi criticati all’interno del libro “Le cause economiche della pace”(^2), titolo da cui prende spunto questo scritto.


^1. Keynes J. M.,The General Theory of Employment, Interest and Money, 1936

^2. Keynes J. M.,The Economic Consequences of the Peace, 1919

LA TEORIA KEYNESIANA

(^3)

Per politiche economiche keynesiane si intendono generalmente quelle politiche miranti a stabilizzare il sistema macroeconomico (domanda, reddito, occupazione, produzione, prezzi, bilancia dei pagamenti) e facilitare la sua conservazione verso l’equilibrio di piena occupazione(^4). Il punto di partenza è la constatazione che le economie di mercato sono normalmente soggette nel breve periodo a fluttuazioni cicliche reali, nel reddito e nella occupazione. Secondo i keynesiani, le politiche di stabilizzazione devono essere attuate in primo luogo mediante politiche di gestione della domanda aggregata implicanti la riduzione della varianza della domanda, al fine di contrastare le fluttuazioni cicliche. Per affrontare i problemi di lungo periodo derivanti da una prolungata depressioneeda una permanente sotto-utilizzazione delle risorse o di una stagnazione dell’economia, non è sufficiente un’azione di “controllo fine” del ciclo o di un pump-priming(^5).

La stabilizzazione dovrebbe avvenire attorno ad un trend di reddito crescente nel tempo, anche per evitare l’accentuarsi dei conflitti tra gli obiettivi di breve e di lungo periodo della politica economica. Dunque per politiche keynesiane ci si può riferire a: politiche di stabilizzazione di breve periodo, politiche strutturali e politiche economiche redistributive.

La posizione keynesiana tradizionale consiste nel garantire un alto grado di discrezionalità alle autorità di politica economica, le quali possono aggiustare la propria azione a seconda delle circostanze che si vengono a determinare. Per quanto riguarda invece gli specifici strumenti di controllo della domanda la posizione kaynesiana è favorevole alla politica fiscale, considerata essereefficace soprattutto in situazioni di depressione. In particolare Keynes pensava ad una politica di lavori pubblici per risolvere i problemi dell’eccessiva disoccupazione. Il suggerimento dato da Keynes è quello di aumentare laspesapubblicache comportarendimenti futuri di tipo diretto o indiretto, come ad esempio imprese pubbliche o investimenti in istruzione(^6). La politica della spesa pubblica è stata sia nel periodo della ricostruzione post-bellica, sia negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, un’arma fondamentale della politica economica e sembra essere la strada utilizzata per far fronte alla crisi economica successiva allo stop della maggior parte delle attività economiche durante il Coronavirus.


^3. All’interno dell’equazione di equilibrio nel mercato dei beni: Il fattore 1/1-c1 èun numero maggiore di 1 (poichéla propensione marginale al consumo, c1, ècompresa tra 0 e 1) ed èchiamato moltiplicatore della spesa pubblica (detto anche moltiplicatore keynesiano), in quanto moltiplica l’effetto dell’aumento della spesa autonoma (il termine tra parentesi: c0 + ?+ G -c1T). Il significato del moltiplicatore è il seguente: un aumento di una componente della spesa autonoma (ad esempio della spesa pubblica) provoca un aumento della domanda che spinge gli imprenditori ad aumentare la produzione e dunque ad investire maggiormente.

^4. Marelli E., Signorelli M, Politica economica, 2016

^5. Ossia la “messa in moto”della macchina dell’economia, attraverso un iniziale intervento pubblico.

^6. Keynes J. M., How to Pay the War, 1940

LE POLITICHE CONTRO IL CORONAVIRUS

Come detto in precedenza, la politica della spesa pubblica e stata la politica economica attuata durante gli anni post-bellici. Per esplicare la politica di bilancio e le alternative modalita di finanziamento dei disavanzi pubblici occorre partire dal vincolo di bilancio dell’operatore pubblico:

La duplice uguaglianza si riferisce alla formazione del disavanzo pubblico (D), che per definizione e uguale alla differenza tra la spesa pubblica (G) e la tassazione (T), ed il suo finanziamento con emissioni di nuova moneta (M) o di nuovi titoli (B).

Pertanto la spesa pubblica puo essere finanziata mediante le seguenti modalita:

  • Mediante i proventi della tassazione

  • Con moneta

  • Con i titoli

Nella visione keynesiana dei primi anni vi era la possibilita di una politica di deficit spending, tuttavia tutti ora concordano nella necessita di rispettare il pareggio di bilancio almeno nel lungo periodo (G=T). In questi mesi l’aumento del debito pubblico sara pero inevitabile, con il rapporto debito/PIL italiano che potrebbe salire fino al 160%(^7). Anche se elevati disavanzi sono sconsigliati, la politica fiscale in disavanzo puo essere vista positivamente quando si segue l’approccio del tax-smoothing(^8).

Un ulteriore indebitamento da parte del governo, con un debito rimborsabile gradualmente negli anni futuri, consentirebbe di ridistribuire l’onere tra tutte le generazioni. Un altro metodo e quello degli stabilizzatori automatici, stabilizzatori che si attivano “automaticamente” al variare del reddito o della produzione. I disavanzi pubblici variano dunque in modo anticiclico grazie alle imposte proporzionali, ai sussidi ecc. Proprio per questo stabilizzano il sistema economico: nelle recessioni diminuiscono le entrate ed aumentano le uscite, implicando un sostegno del reddito disponibile e quindi della domanda aggregata controbilanciando la recessione iniziale; viceversa nelle fasi espansive.

Nel lungo periodo, in un sistema con un importante debito pubblico, vi sono solamente le seguenti soluzioni alternative, di cui solo l’ultima e perseguibile se si vuole garantire la stabilita macroeconomica:

  • Ripudio del debito

  • Monetizzazione del debito

  • Rimborso del debito

Nel sistema europeo solamente l’ultima soluzione risulta essere percorribile. Il rimborso del debito consiste infatti nel ripagare lo stock dei titoli emessi per coprire tutti i disavanzi annui. Si parla di processo di auto-alimentazione del debito con riferimento al pagamento di interessi sullo stock di debito accumulato, chiamato servizio del debito. Questo circolo vizioso tra disavanzo e debito, si può rappresentare con la seguente formula:

Il rischio in questo frangente e che il governo sia costretto a pagare elevati premi a rischio, per il timore di un ripudio del debito, ovvero di un’inflazione futura. I tassi d’interesse nazionali di un paese altamente indebitato incorporano: il rischio di svalutazione e il rischio di ripudio. Un modo per calcolare l’incidenza di questi due rischi e il cosiddetto spread rispetto ad un paese “benchmark” (come ad esempio la Germania). E il manifestarsi di una crisi di fiducia che potrebbe accrescere la probabilita di default di uno Stato(^9).

(^10)

Tuttavia negli ultimi anni in Europa, anche durante la crisi del 2008, l’Unione Europea ha avuto l’importante ruolo di aiutare i Paesi vicini al default. Un compito al quale e chiamata anche in questi giorni per rispondere alla crisi successiva al Coronavirus.


^7. Rogari M., Trovati G., Il debito al 155,7% “costa” 43 mila euro a ogni italiano. Il deficit cancella le clausole Iva. Link: https://www.ilsole24ore.com/art/debito-1557percento-43mila-euro-testa-deficit-cancella-clausole-iva-ADIeJJM

^8. Marelli E., Signorelli M., Politica Economica, cit.

^9. Marelli E, Signorelli M., Politica Economica, cit.

^10. L’aumento della spesa pubblica comporta lo spostamento della curva IS verso destra. Dopo l’aumento della spesa pubblica, la curva IS interseca la curva LM nel punto C, nuovo punto di equilibrio, caratterizzato da un livello di produzione e di tasso di interesse piu elevato (Y1 e i1). All’inizio l’aumento della spesa pubblica, attraverso l’effetto del moltiplicatore, fa aumentare la produzione da Y0 a Y2 (punto B). L’aumento a sua volta provoca la crescita del tasso di interesse (da i0 a i1). Tale aumento rende meno convenienti gli investimenti privati che si riducono, provocando l’effetto di spiazzamento di una politica fiscale espansiva. Alla riduzione degli investimenti segue la riduzione della domanda aggregata e dunque della produzione che si colloca infine al livello di equilibrio pari a Y1. Il grado di spiazzamento determina l’efficacia di una politica fiscale. Se gli investimenti sono sensibili al tasso di interesse, una politica fiscale espansiva sara poco efficace perche il tasso di interesse aumenta e gli investimenti diminuiranno provocando un effetto di spiazzamento.

L’INTEGRAZIONE ECONOMICA EUROPEA

Al termine del secondo conflitto mondiale, il mondo cerco di trovare una forma di collaborazione tra gli Stati, da un punto di vista politico ed economico(^11). Diversi trattati furono precursori dell’Unione Europea che conosciamo oggi: dal Trattato istitutivo della CECA, fino al Trattato di Maastricht, il quale all’articolo 2 afferma: “Promuovere un progresso economico e sociale e un elevato livello di occupazione e pervenire a uno sviluppo equilibrato e sostenibile”(^12).

Per far parte dei Paesi appartenenti alla zona Euro e necessario: un tasso d’inflazione annuo non superiore dell’1,5% a quello dei tre Paesi con meno inflazione. Un tasso d’interesse nominale sui titoli pubblici a lungo termine non superiore del 2% a quello dei tre paesi meno inflazionistici, un disavanzo pubblico non superiore al 3% del Pil, a meno di situazioni eccezionali e temporanee, il debito pubblico non superiore al 60% del Pil, e infine il tasso di cambio all’interno della banda di oscillazione normale dello Sme, almeno per un biennio. Inoltre nel 1997, per mantenere i criteri di Maastricht, fu firmato il “Patto di Stabilita”. Le norme del patto sono mirate all’obiettivo della stabilita, per evitare che un Paese con elevati disavanzi e debiti, che si era comportato “bene” durante la fase di convergenza, una volta ammesso nell’Eurozona, abbia comportamenti opportunistici in tema di finanza pubblica. Il PSC fissava due parametri importanti: il pareggio del bilancio pubblico e il tetto al rapporto deficit/Pil pari al 3%.

Nonostante questo, in seguito alla crisi del 2008, questi paletti sono stati messi da parte per permettere agli Stati di reagire. Gia nella Grande Recessione del 2009 i disavanzi pubblici erano fortemente peggiorati in tutti i Paesi per: i salvataggi bancari, l’agire degli stabilizzatori automatici e i pacchetti di stimolo fiscale discrezionali adottati in vari Paesi. Nell’arco di due anni, i rapporti tra disavanzo e Pil sono peggiorati in diversi Paesi dell’Eurozona: nel 2009 si sono toccate punte di oltre il -10% in Grecia, Irlanda, Portogallo. Le vecchie regole si mostravano obsolete soprattutto a seguito della crisi dei debiti sovrani. Questa situazione porto a nuove regole per i bilanci e per le politiche macroeconomiche. Furono introdotti il Six-Pack e il successivo Two-Pack, oltre alla riforma del Patto di stabilita. Le riforme del PSC attuate tra il 2010 e il 2013, con le nuove norme di rango costituzionale come il Fiscal Compact, sono andate nella direzione di un progressivo inasprimento di piu stretti controlli.

Le generalizzate politiche d’austerita hanno comportato che, mentre gli Stati Uniti si ripresero presto dopo la Grande Recessione del 2009, l’Eurozona subi due recessioni in un quinquennio, con una successiva debole ripresa. Perfino le istituzioni europee si sono rese conto che un aggiustamento nella direzione della crescita sarebbe stato piu opportuno. Molte speranze aveva suscitato il piano d’investimenti proposto da Junker, per un totale inizialmente previsto di 300 miliardi di euro, che venne pero criticato per l’insufficienza dell’applicazione.

Considerate le limitazioni del Piano Junker, un recupero della spesa pubblica per investimenti, si diceva che avrebbe consentito un immediato sollievo per l’economia. Fondi atti a migliorare: infrastrutture, trasporti, formazione del capitale umano e ricerca. Non solo investimenti in grandi opere, ma anche micro-interventi (edilizia popolare, scuola, ambiente). Proprio come pensato da Keynes, il quale affermava che nei momenti di sottoccupazione, e utile aumentare la spesa pubblica anche a costo di incorrere in un deficit spending, perche tale aumento avrebbe portato successivamente ad una situazione di avanzo.


11^. Cercando di evitare gli errori commessi al termine del primo conflitto, che furono una delle cause della reazione tedesca che secondo Keynes sfocio nel nazismo e successivamente nella Seconda Guerra mondiale.

^12. Trattato di Maastricht, Trattato sull’Unione Europea, Gazzetta ufficiale n. C 191 del 29 luglio 1992. Link: http://www.integrazionemigranti.gov.it/Normativa/Documents/Normativa/Trattati%20e%20Convenzioni/Trattato%20Maastricht.pdf

I PROBLEMI STRUTTURALI DELL’ECONOMIA ITALIANA

I problemi che invece affliggono l’economia italiana non sono solo di tipo ciclico, ma anche precedenti e di natura strutturale. Una delle principali cause della stentata crescita negli anni precedenti e la dinamica del tutto insoddisfacente della produttivita nel lavoro. La produttivita media per persona occupata e rimasta stazionaria dal 1999 al 2017, mentre e aumentata del 23% in Germania. La pessima performance della produttivita ha diverse cause: gli scarsi investimenti in capitale fisico, la minor diffusione delle nuove tecnologie e le contenute spese in ricerca e sviluppo, la struttura industriale sbilanciata verso le piccole-medie imprese, una bassa spesa per l’istruzione, oltre alle insufficienze nella capacita innovativa e imprenditoriale(^13).


13 Come conseguenza vi e anche un modello di specializzazione “obsoleto” (solo il 27% della popolazione in eta compresa tra i 25 e i 35 anni possiede una laurea, contro il 40% della media UE-28).

LE SFIDE DELLA CRISI COVID-19

Molti economisti richiamano le teorie di Keynes per rispondere all’attuale crisi legata alla pandemia. Agli investimenti pubblici piu tradizionali, potrebbero aggiungersi fattori tecnologici in grado di aumentare l’efficienza produttiva dell’Italia: banda larga, robotizzazione, energie verdi. Un modo per mettere in circolo denaro, aumentare i consumi e quindi la produzione, abbattendo la disoccupazione(^14).

La sospensione dei pagamenti dell’IRES e IRAP, i contributi a fondo perduto e la cassa integrazione sono solo alcuni strumenti utilizzati per permettere alle aziende di non fallire e dare assistenza ai cittadini rimasti senza lavoro. Tuttavia la possibilita di nuove risorse attraverso gli aiuti europei e l’aumento del debito pubblico, potrebbero permettere all’Italia una capacita di investimento irripetibile. Nel 2020 il Governo si apprestera a stanziare un nuovo deficit da circa 55 miliardi, con un piano d’aiuti europei europeo di oltre 170 miliardi(^15). Tuttavia all’interno dei Decreti Rilancio e Liquidita oltre agli aiuti necessari per aziende e lavoratori, dovranno esserci anche investimenti strutturali per permettere all’Italia di allinearsi alla media europea della produttivita del lavoro(^16). Azioni da eseguire per rilanciare l’economia italiana dopo anni di stagnazione.

CONCLUSIONE

La nostra economia e arrivata alla pandemia con un organismo indebolito da un quarto di secolo di ristagno economico e da un debito pubblico che non consente un uso adeguato della spesa pubblica in disavanzo per mitigare recessioni. Nell’immediato, i miliardi stanziati vanno spesi per evitare l’arresto dell’economia, sostenendo il reddito di chi lo perde e dando alle imprese la liquidita sufficiente a far fronte alla caduta della domanda(^17).

L’insegnamento che possiamo trarre da Keynes e che il ruolo dello Stato nella gestione di questa crisi dovra necessariamente essere piu ampio. Smentendo almeno in questa fase le teorie neoliberiste(^18), dato che in una situazione di emergenza la parola libero mercato perde ogni significato. A differenza delle cause che portarono allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale pero, ora l’Unione Europea avra il compito piu difficile degli ultimi anni: elevarsi a organizzazione di raccordo tra varie entita, per essere non solo portatrice di pace all’interno del continente, ma anche di prosperita condivisa. Il Recovery Fund, adottato dall’UE in questi giorni, potrebbe andare in questa direzione(^19).


^14. Valentini C., La vecchia teoria di Keyes vale ancora. Link: https://www.italiaoggi.it/news/la-vecchia-teoria-di-keynes-vale-ancora- 2431662

^15. Mobili M., Rogari M., Dl Rilancio: addio alle clausole Iva, nuovo deficit da 55 miliardi. Link: https://www.ilsole24ore.com/art/dlrilancio- addio-clausole-iva-nuovo-deficit-55-miliardi-ADXXZmP

^16. Beda R., Piano Von der Leyen: Recovery Fund da 750 miliardi di cui 500 a fondo perduto. Per l’Italia previsti 82 miliardi di aiuti e 91 di crediti. Link: https://www.ilsole24ore.com/art/piano-von-der-leyen-recovery-fund-750-miliardi-cui-500-fondo-perduto--ADydiZT

^17. Sostegno alla liquidita delle famiglie e delle imprese. Link: http://www.mef.gov.it/covid-19/Sostegno-alla-liquidita-delle-famigliee- delle-imprese-tramite-il-sistema-bancario/

^18. Burda M., Wyplosz C., Macroeconomia. Un’analisi europea, 2014

^19. Soldavini P., Il fondo di salvataggio europeo e le misure per il rilancio dell’economia. Link: https://www.ilsole24ore.com/art/ilfondo- salvataggio-europeo-e-misure-il-rilancio-economia-dieci-domande-AD3kFSU


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