La lingua dei segni: le parole silenziose

Oggi parliamo della lingua dei segni e in particolare della LIS, Lingua dei Segni Italiana.

A questo proposito abbiamo raccolto l’esperienza di due persone che per motivi diversi si sono avvicinate alla LIS e ne sono rimaste affascinate: la Dott.ssa Judy Esposito, psicologa specializzata e Francesca Quattrucci, studente in infermieristica.

Storia

La lingua dei segni ha origini molto antiche: già nella preistoria i sordi si raggruppavano per comunicare tra loro con gesti. Con il passare del tempo, giunsero le prime testimonianze grazie ai filosofi Socrate e Aristotele che affermavano che i sordi dialogavano tramite segni, ma che questi ultimi non erano ancora considerati una lingua. I sordi venivano classificati come inferiori e questa visione della comunità sorda è perdurata fino all’arrivo dell’Illuminismo. Agli inizi del 1500, in Spagna, ai bambini sordi veniva insegnato il suono della lingua parlata con l’aiuto dell’alfabeto manuale e questa educazione portava a respingere la comunicazione gestuale; poco dopo questo metodo di istruzione si è diffuso in tutta l’Europa. Nel XVIII secolo, però, fu messo in discussione questo metodo di insegnamento da parte di Charles-Michel de l'Épée, il primo educatore a basarsi sul metodo dei segni.

Tra i successori della scuola dell’abate de l'Épée ci fu August Bébian che rivoluzionò l’insegnamento dei bambini sordi, diventando il primo professore udente a riconoscere il valore della lingua dei segni e a creare un dizionario di lingua dei segni francese. Questo metodo ebbe così successo che si diffuse in tutto il mondo e nacquero le prime scuole per sordi.

Tuttavia, le ricerche sulla lingua dei segni vennero interrotte, specialmente in Italia, dopo il Congresso di Milano del 1880, in cui si affermava la superiorità del metodo di insegnamento orale a quello della lingua dei segni; da quel momento i non udenti furono obbligati a imparare la lingua orale.

Solo tra il 1950 e il 1960 il linguista americano William Stokoe fece di nuovo luce sulla lingua dei segni. Nel 1956 affermò Sapevo solo che quando queste persone sorde erano insieme e comunicavano tra loro, ciò con cui comunicavano era una lingua, non la lingua di qualcun altro; dato che non era inglese, doveva essere la loro lingua. Non c’era niente di “rotto” o “inadeguato” in esso; se la sono cavata magnificamente.

Così iniziò a fare uno studio accurato pubblicando i libri Sign Language Structure: An Outline of the Visual Communication Systems of the American Deaf e A Dictionary of American Sign Language on Linguistic Principles in cui affermava che la lingua dei segni era una vera e propria lingua, al pari di tutte le altre. Nei suoi studi, Stokoe fece un confronto tra la ASL (lingua dei segni americana) e la lingua parlata, e notò come la struttura sintattica dei segni fosse simile a quella di una lingua orale.

La lingua dei segni è universale? Esiste in Italia?

La lingua dei segni non è universale, esistono tante lingue dei segni quante sono le comunità sorde, ogni paese ha la sua lingua e i suoi dialetti.

La LIS è una lingua che utilizza il canale visivo-gestuale, invece del canale acustico-verbale. È una lingua vera e propria che ha il suo registro linguistico e la sua sintassi. In tutta l’Europa la lingua dei segni è stata riconosciuta come lingua, mentre l’Italia è rimasta indietro e ancora oggi si lotta per il riconoscimento ufficiale di questa lingua.

La struttura della LIS

La LIS è strutturata in cheremi, dal greco χείρ che significa mano. La combinazione di queste unità minime dà origine ai cosiddetti segni. Questi non sono semplici gesti, ma ogni movimento della mano segue dei parametri ben precisi: il luogo che è lo spazio in cui viene eseguito il segno; la configurazione che è la forma che assume la mano; il movimento, ovvero la direzione di esecuzione e l’orientamento che è la posizione del palmo della mano. In base a questi parametri, cambia il significato della parola, come la configurazione della lettera “a” che viene segnata con il pugno chiuso della mano con il pollice posizionato lateralmente, ma se si avvicina alla guancia e la si colpisce due volte cambia significato in “mamma”, mentre, se avvicinata al mento colpendo due volte di seguito, la parola diventa “scusa”. Quindi, la stessa configurazione a seconda del movimento assume significati diversi.

Nella LIS si distinguono 56 configurazioni della mano, 16 luoghi, 48 movimenti e 20 orientamenti del palmo. Vi sono poi altre componenti non manuali, ma fondamentali come la posizione del busto e delle spalle e l’espressione del viso. La costruzione della frase prevede il soggetto, l’oggetto e alla fine il verbo all’infinito. Nella lingua dei segni il tempo del verbo viene indicato all’inizio della frase con un avverbio temporale. Quando si tratta di una frase negativa, la negazione va alla fine.

Come si segna?

Il segnante, la persona che segna, ha una mano dominante con la quale esegue tutti i segni ad una sola mano (per esempio un mancino userà naturalmente la sinistra). Molti segni però richiedono l’uso di entrambe le mani e si dividono in segni simmetrici e segni asimmetrici. Quelli simmetrici prevedono che entrambe le mani abbiano la stessa configurazione, mentre quelli asimmetrici prevedono che le configurazioni delle due mani siano diverse. Bisogna stare molto attenti anche al corpo, poiché per comunicare con una persona sorda che legge il labiale non possiamo permetterci di muoverci continuamente, ma bisogna posizionarsi frontalmente all’interlocutore per permettere alla persona sorda di comprenderci.

Dottoressa, come mai dopo tanti anni di esperienza ha deciso di voler intraprendere anche questa nuova sfida?

Cinque anni fa mi è cambiata la vita. Un giorno sono stata contattata da un ragazzo, intorno ai 30 anni, che desiderava iniziare una terapia e che soffriva di una sordità profonda. Inizialmente pensavo che in qualche modo ci saremmo capiti, ma le cose sono andate diversamente poiché nonostante lui riuscisse ad emettere dei suoni, comunicava perlopiù con i segni. E così mi sono accorta della grande difficoltà di comunicazione che c’era tra noi e ho capito che tanti anni di studi mi erano serviti solamente in parte. Ho iniziato ad avvicinarmi alla LIS grazie al mio docente Vincenzo Mosca, fondatore dell’Associazione Disabili Gragnano.

Francesca, invece, cosa ha spinto una ragazza così giovane, ad avvicinarsi alla LIS?

In realtà è stata pura curiosità, poiché quattro anni fa ho visto in televisione degli interpreti LIS e mi sono appassionata a questa lingua che pensavo fosse universale. Ho iniziato con un corso di sensibilizzazione tenuto da un’insegnante sorda. Erano lezioni particolari e affascinanti, meravigliose lezioni silenziose. L’insegnante riusciva a far volare quelle due ore e mezza; inizialmente ci aiutava mimando e poi gradualmente abbiamo iniziato a segnare. Quell’atmosfera che si creava ogni volta era incredibile, riusciva a non farci mai perdere l’attenzione, nemmeno per un attimo, e così mi sono innamorata della LIS e ho proseguito con lo studio di questa lingua fino al livello avanzato.

Dottoressa, cosa comporta il non riconoscimento della lingua dei segni?

Innanzitutto, non consente di accedere alle informazioni. Quando guardiamo la televisione, ad esempio i telegiornali, quante volte ci capita di vedere interpreti LIS? Raramente. Questo perché la lingua dei segni non è stata riconosciuta e i sottotitoli in LIS sono occasionali o inseriti in programmi in fasce orarie improponibili. Inoltre, è un problema anche nell’istruzione perché alle scuole non vengono forniti veri e propri interpreti LIS, ma assistenti alla comunicazione o insegnanti di sostegno che non conoscono la lingua dei segni e quindi utilizzano come metodo di comunicazione solo quello verbale; questo non consente una vera inclusione nel gruppo classe poiché il bambino non riesce a comunicare con nessuno. C’è una difficoltà di inclusione proprio nella società: la sordità è una disabilità invisibile, nessuno sa che una persona è sorda finché non ci parla. Se una persona sorda è alla stazione e ad un tratto annunciano solo oralmente che il binario del treno è cambiato, come fa quella persona a saperlo? Oppure se una persona si dirige all’ospedale, ma nessuno conosce la LIS, come fa il paziente a comunicare il suo malessere?

Francesca, qual è stata la tua più grande difficoltà? La difficoltà maggiore l’ho riscontrata durante le lezioni perché la LIS è una lingua che viaggia esclusivamente sul canale visivo-gestuale e di cui non esiste una forma scritta, quindi non puoi permetterti di distrarti. Basta abbassare lo sguardo per un attimo e ti perdi passaggi importanti. In pratica è tutto un lavoro mnemonico, bisogna memorizzare il più possibile durante la lezione. Io, quando tornavo a casa, mi facevo dei video in cui riprendevo tutti i segni che avevo imparato durante quel giorno.

Dottoressa come si è sentita la prima volta che è entrata in contatto con la comunità sorda?

All’epoca già avevo seguito dei corsi LIS, ma ero ancora alle prime armi. Un giorno mi hanno invitato ad un pranzo organizzato dall’Associazione Disabili Gragnano e per la prima volta ho capito come si sentono i sordi nella nostra società. Ho capito il senso di frustrazione che provano quando devono comunicare con una persona udente: in quel caso la persona con una disabilità ero io. Ero io la persona che non riusciva a comunicare con loro.

Francesca perché tutti dovremmo imparare la LIS?

Prima di tutto perché è un mezzo di inclusione, servirebbe per integrare ancora di più la comunità sorda con quella di noi udenti. Inoltre, è una lingua che dà molto valore alle parole, i segni hanno un peso reale e concreto. Infine, io consiglio fortemente a chiunque di studiare la lingua dei segni perché la trovo profondamente artistica: quando io, segnante, racconto qualcosa a te, mio interlocutore, realizzò un vero e proprio setting immaginario. Davanti a me ho uno spazio in cui collocare oggetti e personaggi, e in base a chi compie un’azione nella vicenda impersonifico il personaggio, imitando l’espressione, la postura e l’atteggiamento. Grazie dott.ssa Esposito e grazie Francesca per averci regalato la vostra esperienza. Con questo articolo speriamo di sensibilizzare sull’argomento e, magari, di far avvicinare qualcuno al bellissimo mondo della lingua dei segni.

Fonti:

  1. https://www.stateofmind.it/2019/06/sordita-identita/

  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Comunit%C3%A0_sorda

  3. http://tisento.altervista.org/lis-le-10-risposte-che-cercavi/

  4. https://www.britishdeafnews.co.uk/william-stokoe/

  5. https://veasyt.com/it/post/cenni-storia-lingue-segni.html

  6. https://www.doppioascolto.it/approfondimenti/cosa-e-la-lingua-dei-segni.html#:~:text=La%20Lingua%20dei%20Segni%20esiste,molto%20simile%20alle%20lingue%20vocali.


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Francesca Motta
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Caporedattore

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