Quanto devo aspettare per avere una famiglia?

I bambini di solito aspettano nove mesi per essere finalmente cullati dalle braccia dei genitori, ma ce ne sono alcuni che non hanno questa fortuna e mentre il tempo continua a scorrere attendono mesi o addirittura anni l’arrivo di una famiglia che li possa cullare. Io sono una di quei bambini che ha dovuto attendere un po’ di più prima di incontrare i genitori. Sì, io sono stata adottata e oggi parliamo di adozione.

Prima di tutto: cos’è l’adozione?

L’adozione ha lo scopo di dare una famiglia ai bambini che ne sono privi. Con l’adozione cessa ogni rapporto dell’adottato con la famiglia d’origine. Il bambino adottato assume lo stato di figlio legittimo della coppia e stabilisce rapporti di parentela con tutti i congiunti della famiglia adottiva. Questa spiegazione è corretta, ma tralasciando la burocrazia, per una persona che sceglie di adottare e per una persona che è stata adottata, ancora, cos’è l’adozione? Per me, da figlia adottiva, l’adozione è il gesto più bello che una donna, una madre, possa fare per il proprio figlio se non può prendersi cura del bambino. Mi sento privilegiata ad aver avuto una mamma biologica che ha deciso di prendersi cura di me per nove mesi pur sapendo che non mi avrebbe tenuto con sé e mi sento fortunata quando ripenso a quanto mi abbia amata dato che ha deciso di farmi nascere in un luogo sicuro come un ospedale, senza gettarmi via come un rifiuto. Per mia madre, l’adozione è “il cuore che si apre e si squarcia di gioia” ed è la gioia più grande che un genitore possa avere. Per mio padre, invece, è mettere a disposizione la capacità di essere genitori per chi ne ha bisogno, poiché lo scopo dell’adozione non è dare dei figli a chi non non ne ha o non può averne, ma al contrario è dare una famiglia, dei genitori, ai bambini che non li hanno. Perché un figlio non è un diritto, ma ha un diritto, ossia quello di appartenere ad una famiglia.

Chi può essere adottato?

Io sono nata in Italia da madre straniera e non sono stata riconosciuta alla nascita, automaticamente lo Stato italiano si è preso cura di me e sono entrata nella lista dei bambini “in stato di abbandono”. L’anagrafe mi ha assegnato un nome casuale, che non corrisponde al mio nome attuale, mentre il Tribunale dei Minori ha dato il via alla pratica per l’adozione. Non avevo nessun parente vicino o lontano che potesse prendersi cura di me, quindi ero a tutti gli effetti una bambina adottabile. Può essere adottato qualsiasi minore che si trova in stato di abbandono con dichiarazione di questa condizione da parte del Tribunale per i Minorenni competente territorialmente.

La richiesta di adozioni è superiore al numero di bambini dichiarati adottabili, eppure negli Istituti ci sono tanti bambini soli. Perché?

Questa è una domanda fondamentale. Un bambino viene dichiarato in stato di abbandono, e quindi adottabile, quando non è stato riconosciuto alla nascita o quando non ha genitori o parenti biologici fino al 4° grado che in teoria potrebbero prendersi cura di lui. Fino a che il bambino ha dei parenti, anche molto lontani e con contatti sporadici, purtroppo non si può dichiarare adottabile e quindi non è possibile accoglierlo in una nuova famiglia. Inoltre negli istituti vi sono molti bambini con disabilità che hanno bisogno di cure specifiche e non tutte le coppie sono in grado di offrire al bambino ciò di cui ha bisogno, sia economicamente che professionalmente, perché nella maggior parte dei casi lo Stato aiuta in parte le famiglie con bambini con disabilità e spesso alcuni bambini hanno bisogno di figure professionali specifiche oltre a dei genitori che li amano. Ci sono tante storie diverse: bambini che vengono adottati immediatamente dall’ospedale, bambini che vengono adottati da un istituto, bambini che vengono adottati da grandi e bambini o ragazzi che non vengono adottati mai, purtroppo. Prima di essere adottata, anche io sono stata in una casa famiglia. Ho avuto la fortuna di essere stata adottata da piccola e di essere una bambina sana. Ho avuto la grande fortuna di non rimanere in un istituto a lungo, ma tanti di quei bambini erano là, hanno aspettato anni e forse alcuni non sono mai stati adottati.

Chi può adottare? Quali sono i requisiti?

Per le coppie che vogliono adottare un bambino la legge a cui fare riferimento è la legge 184/1983, sia per le adozioni nazionali sia per quelle internazionali. Gli aspiranti genitori adottivi devono essere sposati da almeno tre anni o, se sono coniugati da un periodo di tempo inferiore, devono dimostrare di aver convissuto per almeno tre anni alla data di presentazione della domanda di adozione e rientrare nei limiti di età previsti (in Italia è richiesta una differenza anagrafica minima di 18 anni e massima di 45).

Si possono scegliere i bambini? Il sesso, il colore, l’età?

Non siamo al supermercato, quindi assolutamente no. Le procedure di adozione escludono la possibilità che si possa scegliere un bambino specifico. Solo per quanto riguarda l’adozione internazionale si può scegliere l’area geografica di provenienza del bambino.

Che differenza c’è tra adozione nazionale e adozione internazionale?

L’adozione nazionale è consentita per i minori nati in Italia, anche se da genitori biologici stranieri. Gli aspiranti genitori orientati verso l’adozione nazionale sanno che la loro domanda decade dopo 3 anni dalla presentazione e che potranno riproporre una nuova dichiarazione dopo la scadenza. Sono un esempio di adozione nazionale, nonostante la persona che mi ha messo al mondo fosse straniera: basta nascere sul territorio italiano e non essere riconosciuti alla nascita per acquisire automaticamente la cittadinanza italiana (ius soli). E dato che a tutti gli effetti sono italiana, a parte per gli occhi a mandorla, la mia adozione è stata nazionale.

La situazione, invece, è molto diversa e complessa per quanto riguarda l’adozione internazionale perché le normative variano da uno Stato all’altro. L’adozione internazionale fa riferimento anche alla Convenzione de l’Aja del 29 maggio 1993, ossia un accordo sulla protezione dei minori con lo scopo di arginare lo sfruttamento dei bambini, il cosiddetto “mercato dei bambini”. Oggi, infatti, le adozioni internazionali sono più rigide e la Commissione Adozioni Internazionali predilige le adozioni nazionali per non incorrere nello scandalo dei traffici dei bambini. Inoltre adottare un bambino all’estero ha dei costi piuttosto elevati dati dai servizi resi dall’ente autorizzato, dai visti consolari necessari per dare valore legale nel Paese straniero alla documentazione della coppia e dai costi del viaggio e del soggiorno.

Nel 2019 secondo i dati ufficiali della Commissione Adozioni Internazionali è stato stimato un netto calo delle richieste di adozione, per l’esattezza sono state solo 969. Anche l’Italia ha avuto una riduzione delle adozioni, ma dopo il Canada, l’Italia rimane uno dei Paesi che ha registrato un minore calo delle domande di adozione. La diminuzione delle richieste è dovuta a vari fattori come la impossibilità di una famiglia ad accogliere più bambini, dato che è possibile che un bambino abbia uno o più fratelli che non si possono separare e la coppia non si senta pronta ad allargare nettamente il nucleo familiare, per problemi economici o personali. Inoltre, le nuove tecniche di laboratorio hanno ridotto di gran lunga le richieste di adozioni poiché con i progressi scientifici vi è un incremento delle coppie che si affidano alle fecondazioni artificiali. Ma il problema principale che riduce sempre di più le richieste di adozione è il tempo di attesa.

Quali sono i tempi di attesa?

I tempi medi necessari per concludere un’adozione nazionale, dal momento della deposizione della domanda, in teoria sarebbero intorno ai 6-14 mesi, eppure se questi tempi vi sembrano lunghi, pensate che a volte per le adozioni internazionali possono volerci fino a 4 anni. Il motivo per cui l’iter di adozione è così lungo è legato soprattutto alle diverse pratiche burocratiche da assolvere e ai moduli da presentare. In generale, le procedure richiedono molto tempo ma in questo periodo storico particolare, gli ostacoli sono aumentati a causa della pandemia. Infatti, nel 2020, durante il lockdown sono pervenute alla Commissione numerose lettere da parte dei genitori adottivi che si sarebbero dovuti ricongiungere con i figli provenienti dalla Cina o dall’India, ma che a causa delle restrizioni imposte non si sono potute concludere le pratiche in corso, e le procedure sia internazionali sia nazionali sono state ulteriormente rallentate. Inoltre la lunga attesa è dovuta alla carenza del personale, dato che un solo assistente sociale di una circoscrizione ha molti casi gravi a cui doversi dedicare e le adozioni passano in secondo piano poiché non c’è abbastanza personale disponibile.

Ogni giorno gli aspiranti genitori adottivi, gli enti, le associazioni e anche i bambini stessi lottano contro l’ostacolo delle attese infinite che è dannoso per tutti, specialmente per i bambini. Infatti, mentre il farraginoso iter burocratico è in corso, i piccoli aspettano i loro genitori in un orfanotrofio, in una casa famiglia, in un ospedale quando invece al di fuori di quelle quattro mura ci sarebbero due persone pronte ad abbracciarli, ad accoglierli e a diventare i loro veri genitori. Spesso, a questi bambini viene detto che c’è una famiglia che li aspetta, vengono mostrate loro le foto dei genitori adottivi e a volte rimangono con questa attesa nel cuore per mesi o addirittura anni, aggrappati al volto dei propri genitori attraverso una foto. E lo stesso vivono i genitori che attendono l’arrivo del loro bambino e lo guardano ogni giorno in una foto incorniciata in casa. Tutti questi bambini quando avranno la possibilità di avere una famiglia senza questa attesa interminabile? È una domanda che purtroppo ancora non ha una risposta, ma di cui si dibatte giorno dopo giorno perché ogni bambino ha diritto ad avere una famiglia. E se la legge riconosce il ruolo centrale della famiglia nella crescita di ciascun bambino, perché non donargliene una in tempi più brevi?

I miei genitori hanno presentato la domanda di adozione nel settembre del 1995, e calcolando che io sono nata a marzo del 1997, sono trascorsi più di due anni e mezzo. Direi che sono un tantino di più rispetto ai canonici 9 mesi, no? L’idoneità è stata data loro il 4 ottobre del 1996, e solamente a giugno dell’anno successivo ho potuto abbracciare i miei genitori. L’attesa dell’adozione è straziante, è un’attesa infinita, ma piena di speranza che non deve mai cessare di esistere. Ogni giorno, ogni minuto che passa, una coppia spera che arrivi quella famosa chiamata. Quando squilla il telefono e dicono che la coppia è finalmente idonea e può proseguire con la pratica, allora il cuore inizia a battere ancora più forte e soprattutto batte per due, perché genitori non si diventa solo quando si ha un figlio tra le braccia, ma si è genitori quando si sa che il bambino c’è, ovunque lui sia. Per i miei genitori, il mio arrivo è stato un grande dono, perché la loro domanda era in scadenza: mancavano solo due settimane. E poi se fosse scaduta avrebbero dovuto ricominciare tutto dall’inizio. Neppure loro ci speravano più. Ma alla fine, è arrivata la chiamata in cui li hanno avvisati che c’era una bambina per loro. E quella bambina ero io.

Fonti:

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Adozione

  2. https://www.adozionepercorsi.it/prepararsi-all-adozione/

  3. http://www.vita.it/it/article/2020/04/23/adozioni-per-la-prima-volta-sotto-mille/155150/

  4. https://www.anfaa.it/famiglia-come-diritto/adozione/adozione-nazionale/

  5. https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_3_5_2.page

  6. http://www.commissioneadozioni.it

  7. https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/13/adozioni-internazionali-in-calo-dopo-scandali-e-chiusura-di-paesi-extra-ue-e-la-prima-scelta-sono-le-soluzioni-scientifiche/4759506/

  8. https://www.aibi.it/ita/iter-adottivi-che-differenze-ci-sono-tra-nazionale-e-internazionale/

  9. http://www.commissioneadozioni.it/notizie/situazione-adozioni-india-e-cina/


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Francesca Motta
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Caporedattore

Francesca, o “Frap”, è l’autrice più prolifica della redazione, una lavoratrice instancabile. Studia Farmacia alla Sapienza, parla poco ma scrive tanto! Sappiamo tutti che nei lunghi silenzi alle riunioni di redazione escogita piani per torturarci e farcela pagare per tutto il tempo e la pazienza che le facciamo perdere.

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