Ruggine

È notte, e c'è questo rumore, è fastidioso, io poi non dormo, anzi dormo troppo questi giorni, e quindi la notte non dormo, ci provo eh, non è che non mi impegni e solo che boh, stai li col cuscino, la coperta, alcune volte il cuore accelera ed allora inizi pure ad avere caldo e a sudare, se va bene, quando invece va male gira la testa ho le vertigini, onestamente non so se questo dettaglio sia interessante.

Veramente non so nemmeno se scrivere in terza persona o in prima. In prima da un senso di diario, in terza hai quella cosa là dell’osservatore onnisciente che ti hanno insegnato alle superiori, o era alle medie? Sempre ammesso che tu fossi attento. E poi, di chi vorresti parlare ora, di quale personaggio pensi sia interessante la vita in questa situazione? Magari un macellaio, un professore, un politico? E poi però un politico, quale? Sono tutti uguali, ecco io parlo in prima persona, ma sono il narratore onnisciente, perché conosco la mia storia, so tutto, e forse vi sarete pure rotti le scatole di stare li ad aspettare per capire cosa voglio raccontarvi io, che so anche da dove viene tutto questo casino.

Io sono un onnisciente normale, di quelli che la mattina da 50 anni si svegliano, si alzano, fumano una sigaretta e poi un caffè e poi un’altra sigaretta, e poi vabbè, lo sapete… di corsa al bagno. Ho una vita monotona, questo pensavo, la domenica allo stadio a gridare “Forza…” no, non ve lo dico che poi se non siete della mia squadra vi rimango meno simpatico.

Ho conosciuto mia moglie a 16 anni sono stato sempre con lei, non abbiamo mai litigato, insomma non nel senso che uno si lascia, discutiamo per carità, mi fa arrabbiare certo, ma sempre insieme, nostra figlia più piccola ci chiama i pappagallini verdi, non so se li avete mai visti qua Roma e pieno di questi pappagalli che volano tutti insieme, sempre meglio dei piccioni che sono peggio dei topi. Insomma così stessa compagna, tutta la vita, e si la vita, adesso, tutta la vita, a 50 anni. L’ho conosciuta in comitiva sotto casa, eravamo la coppietta degli amici del muretto, lei è sempre bella come quando eravamo ragazzini. Ha lavorato per un po’ poi si è dedicata alla casa e ai nostri figli, veramente una brava donna. Ricordo quanto era bello il vestito del matrimonio quando è entrata in chiesa, stiamo li insieme su quella foto poggiata sul comò del salone da sempre.

Ma ora, in questo momento è tutto più complicato, tutto il giorno dentro casa, lo spazio è poco, e certe volte sembra mancare l’aria, sento i muscoli che vorrebbero liberarsi e correre, ma non possiamo, hanno detto che dobbiamo rimanere in casa. La sera sul divano mi fa male lo stomaco, tutto il giorno seduto la, con la testa un po’ china. Mi si arrossano gli occhi ad un certo punto, lacrimano, ma continuo a guardare, posso solo ingurgitare ore di televisione, non so fare altro, non ho un passatempo, non leggo, gioco solo a calcetto una volta a settimana con gli amici, in porta, che ho due piedi sinistri e poi fumo troppo per riuscire a correre abbastanza.

Non ho nemmeno il cane, che è morto 2 anni fa, il povero Ruggine, e ho deciso che mai più, per l’amor di Dio, ancora piango. La sera dopo 10 ore di televisione mi sento come se fossi uscito dallo shuttle per un’attività extraveicolare dove ammiri la terra da la fuori per la prima volta e capisci quanto non contiamo niente, che vorrà dire questa frase non lo so bene. Per passare un po’ il tempo ora ci sono tutti questi social network, anche se io uso solo facebook: la c'è questo mio nipote che spesso mi commenta le cose che condivido, che dice sempre che tante sono bufale, ora va di moda dire che una notizia è fake: ma, se secondo me, una cosa è pericolosa oppure c'è qualcuno che ha interesse economico, anche se la notizia non è propio vera che succede? dove sta il problema? intanto si discute dell’argomento no? poi da onnisciente vi dico che tutta la realtà è molto più complessa di come la immaginate.

Anni fa, sempre con questo nipote, tutta una discussione sul nucleare che è pericoloso, e le scorie e qua, e la… gli chiesi: “e la Francia allora?” dobbiamo fare qualcosa! “che facciamo continuiamo a comprare l’energia dai paesi stranieri?, sta qua dietro, ed ha tutte quelle centrali!", e niente, il nipote diceva che aveva ragione lui, che non so come funziona una centrale nucleare, che infatti è vero, soprattutto allora che non ero ancora onnisciente. E poi su Facebook, lo stesso nipote, ora, mi parla di logaritmo del grafico dei contagi, ma che ne so che è un logaritmo? quello che mi importa è se i contagi diminuiscono o aumentano.

Mio figlio invece non mi commenta mai gli stati. Lui è uno intelligente, sa usare i computer, fa quelle cose come nei film dove c'è lo schermo tutto nero e si vedono solo i caratteri. È voluto andare a studiare a Milano, capite a Milano, lontano da noi, io non potrei viverci al nord, senza poter vedere Roma, il Colosseo i fori, il mare, anche se, ora che ci penso, al Colosseo, forse, l’ultima volta che ci sono andato è stato 15 anni fa e anche in centro non è che ci vado tanto speso, anzi, praticamente mai: lavoro sempre, poi torno a casa e non è che ho tanto tempo per andare in giro nemmeno il weekend perchè mi riposo.

Il mio primogenito, è tornato in tempo in tempo dal Milano prima che chiudessero tutto, e forse lì che è successo tutto il casino: pare che una sua amica si era preso questo corona ma senza troppe evidenze, lui pure, non sembra che abbia avuto sintomi, ma fatto sta che invece a noi l’ha attaccato, a me in particolare, con un po’ troppa esplicita presenza e sembra proprio che non ci sia andata leggera, l’infezione. Ho cominciato con un po’ di febbre, però speravo fosse influenza, che poi, stando chiuso a casa era abbastanza impossibile. Ho cominciato a respirare male, sentivo l’aria come sabbia dentro i polmoni e dolore come mille lamette ad ogni movimento del diaframma per far entrare l’ossigeno. Ogni respiro era come quando si riemerge dopo un tuffo, in profondità fatto da uno scoglio altissimo, cerchi l’aria, che manca, la testa va in ebollizione, senti il sangue che pulsa per colpa del cuore che cerca di fare quello che può per tenerti in vita. Poi l’ansia sale e peggiora tutta l’esperienza: è aver paura di morire, di non farcela al prossimo respiro.

C’era solo da andare in ospedale, sono ancora giovane, ce la farò. Mentre mi hanno portato era tutto confuso, ed ho iniziato ad essere veramente solo con me stesso dopo tanti anni fatti di chiacchere, alla fine spesso insulse, con gli altri esseri umani. Sentivo confuso il mondo di fuori, lontano, piano piano diventavo solo un flusso di pensiero.

Passano giorni di incoscienza supino su un letto, un inerme pezzo di carne tenuto insieme dalla pelle ed in vita da una macchina. Qua pare manchino cinque minuti, almeno questo è quello che mi pare di capire. Tutto quello che ho fatto, tutto quello che ho dettotutto quello che ho pensato si racchiude in questi ultimi 5 minuti, non potrò fare altro, non potrò chiedere scusa alle persone con cui ho litigato, non potrò salutare mia moglie, che onestamente nemmeno so se è ancora viva, posso fare poco altro, pensare un po’ alla mia vita, potrei cantare una canzone, dentro la testa, ma sprecherei tempo. Vorrei piangere ma non posso, o meglio posso, ma senza le lacrime che escono on è la stessa cosa, e fuori intanto bip bip, bip, biiiiip, biiiiiip, biiiiiiip.

Il conto alla rovescia si accorcia… Non sarà proprio preciso, del tipo “dieci, nove, otto, sette, sei…” e via, sarà più tipo tra tre minuti, uno più uno meno, la fine. Ogni volta che inalo è come il vuoto, non entra aria, niente. Mi ritrovo in questo nero infinito, solo, io con me stesso, non sento suoni, non sento voci, non sento il mio respiro, in questa realtà anecoica intrisa d’ansia, dovrei sentire il mio fiatone, ma non c'è. Non li sento, ma essendo onnisciente, so che la fuori stanno provando a fare cose per tenermi su questo sperone di roccia perso nell’infinito.

I volti dei dottori e infermieri segnati dagli elastici iniziano a perdere la grinta della speranza per un altro paziente, ciò che potevano è fatto, di più non si può domandare. E quindi eccoci all’ultimo giro di lancette, io sono sempre stato puntuale, e poi ho iniziato a raccontarvi questa ultima parte proprio a cinque minuti dalla fine, ho barato, io sono onnisciente. Ora l’unica cosa che mi viene in mente è che cosa c'è di la, che io non vedo ancora nessuna luce, nessun tunnel. Penso a Ruggine, il mio cane, chissà se ci sono anche i cani, sempre che ci sia un di la’: lui era un amore, bello grosso, un setter irlandese fiero e affettuoso, un cane da caccia, ma io a caccia non ci sono mai andato in vita mia, nemmeno la pesca mi piace, povere bestie. Ecco se ad aspettarmi ci fosse Ruggine, alla fine, sarei contento. È ora, puntuale, vi saluto.

Perchè a raccontare questa storia, lo avete capito, non sono stato proprio io, ma lui, l’altro quello che veramente sa tutto, no, no, non Dio, che questo che scrive non è che ci crede poi tanto, ma voleva trovare un espediente narrativo per raccontare come una specie di matrioska, di se senza usare se, ma un’altro, che, niente io non lo capisco, lui che scrive non me lo sa far spiegare, mentre voi, sforzatevi.

Per me va bene così, che io sia vero o falso, che esista o no, in questa o un’altra realtà, devo dire che fin dove siamo arrivati ci siamo divertiti, dovevo solo dar retta a chi ne sapeva più di me. Certo dovevamo scrivere in romanesco, ma vabbè, me la lascia qua una frase che diceva sempre Nonna: “a chi tocca ‘n’ s'è ‘ngrugna.”


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