Il dubbio

In questo periodo di solitudini forzate si sviluppano eterne e logoranti incertezze. Come mai c’è così tanta differenza tra un’apocalisse vissuta soltanto nella propria testa, all’interno di noi stessi, e una presente in tutto il mondo, senza limiti né confini? Probabilmente l’apocalisse interiore è sopportabile solo nel momento in cui ci si conosce, quando si è capaci di convivere con il proprio io -non solo di sopravvivere con esso. L’apocalisse culturale, come elaborato da Ernesto De Martino, è una fine del mondo comune a tutti gli individui di una società, ha la medesima potenza qualitativa e quantitativa di dolore che è presente all’interno di un individuo nell’attimo della crisi del singolo, ma è soltanto ben diluita e distribuita all’interno della comunità.

L’apocalisse interna-e dunque soggettiva- inizia e termina all’interno di sé ed è difficilmente sopportabile da parte del singolo. Si tende, generalmente, a preferire un’equa distribuzione del dolore per provarne in quantità e in qualità inferiori, per poterlo condividere. Quanto scritto fin’ora si può ritrovare sotto il concetto fine del mondo culturale sostenuta da De Martino; dunque un crollo sociale e collettivo all’interno di una comunità.

Perché si preferisce sempre condividere il dolore? Verosimilmente perché si cerca di evitare il dolore e perseguire il piacere, di rifuggirlo a favore di una vita piacevolmente vissuta. Ma perché non ci si può immergere in esso per arrivare a conviverci e poter trarre giovamento dalla sua presenza? Il filosofo rumeno Emil Cioran, uno dei più influenti del XX secolo, immerso nel suo pessimismo e nichilismo radicale a tratti nauseante e pesante, attesta che la sofferenza è l’unico modo per poter acquisire la sensazione di esistere.

Dunque è proprio la sofferenza, il dolore a causare queste costanti e inconsce crisi nel singolo, ma si può evadere da ciò? Esiste un modo per adempiere e soddisfare nuovamente il desiderio di rinascita? Un rimedio lo si può trovare nella possibilità che le cose migliorino, la possibilità di tornare ad avere sicurezze, pensieri positivi, un domani certo e sempre nuove ed eccitanti esperienze. Ma tutto ciò non è pur sempre una mera possibilità, piuttosto che una certezza?

Le sicurezze possono essere viste come un grande e complesso “palazzo” che si è costruito nel corso della nostra vita attraverso esperienze, pensieri etc. Ma può crollare immediatamente a causa di dubbi, insicurezze, mancanze, azioni, inazioni che causano sofferenze e di conseguenza ci portano a vedere il mondo attraverso la lente della sofferenza. Ma, delle volte, il processo di rinnovo del pensiero, iniziato in modo del tutto inconsapevole, casuale e inconscio, è soltanto l’inizio di un procedimento ben più grande e deleterio che porta a far crollare l’intero sistema- o palazzo- di certezze precedentemente costruito.

Da questo momento in poi si cerca una nuova identità, sinonimo, in questo caso, di una nuova sicurezza fondata sulla consapevolezza di sé. Servono dunque certezze che si sostituiscono a quelle passate, ma chi può garantirci che in effetti esse torneranno? Chi può affermare che si riuscirà nuovamente ad avere consapevolezza di sé? E se si iniziasse a vivere nell’eterna e perenne nostalgia dei tempi passati? Dopotutto il rimpianto e la malinconia sono gli unici svaghi che restano a chi è timoroso verso il futuro.

L’unica certezza che resterà in noi sarà il beneficio del dubbio, la possibilità di continuare a dubitare e di non ritrovare più le sicurezze di una volta. Ci si aggrappa irreparabilmente e consciamente all’unica certezza che non è in grado di donarne alcuna: il dubbio. Come disse Cartesio ne “La recherche de la vérité”: il dubbio è un pantano da cui è difficile uscirne, un guado invalicabile.

Solo grazie ad esso si riesce a vivere; se non si dubita, se non ci si domanda la causa di determinate azioni o inazioni si creano irrimediabilmente inutili pregiudizi. Questi non possono valere come conoscenza bensì come meri ostacoli verso un ulteriore approfondimento della propria soggettività, mediante la quale poter avere una visione più critica e consapevole del mondo. Tramite il dubbio si riesce dunque ad evadere dalla praticità del mondo e toccare il fondo teorico originario della vita, dei pensieri e delle azioni dei singoli individui.


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