Poesia, romanzo e scrittura

L’uomo è diverso dalla maggior parte degli altri animali perché ha il pollice opponibile. Alle scuole elementari è una delle prime cose che ci hanno insegnato, tra una nota per l’aver rubato la merenda del nostro compagno di classe e qualche lavoretto osceno per la festa della mamma. Una piccola differenza insignificante, che ha semplicemente cambiato la storia del mondo. Perché? Perchè questo maledetto pollice ci ha permesso di impugnare i bastoni, le pietre, ma soprattutto, le chiavi del nostro futuro. Perché rappresenta concretamente una necessità insita nella natura umana: quella di creare, di immaginare qualcosa di diverso dall’esistente e di plasmarla a nostro piacimento nella realtà intorno a noi. Ma, soprattutto, ci permette di lasciare un segno, una testimonianza, un modo per gridare al cielo che ci siamo anche noi.

Infatti lo stesso termine “poesia” l’hanno inventato i Greci e deriva da “poiesis”, che significa, appunto, creazione. Qualche millennio fa in un fazzoletto di terra arido e montuoso di modeste dimensioni già l’avevano capito che cos’è la poesia, creare dell’arte con delle semplici parole. Proprio per questo, se vi capiterà mai di leggere una poesia greca (state attenti con la pronuncia o ci sono alte probabilità che evochiate un qualche demone dall’oltretomba) proverete probabilmente la stessa sensazione di quando vi trovate davanti al Colosseo o al Partenone: una fitta al cuore commosso davanti al tentativo di un paio di scimmie spelacchiate di andare oltre il tempo, oltre loro stesse e di provare a toccare con un dito l’infinito.

Non crediate però che con questo termine intenda solo la classica composizione in versi, che al giorno d’oggi probabilmente trova spazio solamente su qualche pagina di diario di un’adolescente in crisi d’identità. Anche il romanzo moderno è, a suo modo, una grandissima manifestazione di poesia, di visione del mondo. Così possiamo sentirci più leggeri saltellando sulle parole di Italo Calvino o di Milan Kundera, magari poi cambiare forma con la Metamorfosi di Kafka e tornare a sentire il peso della vita e della schiavitù con le distopie di George Orwell. Si potrebbe a questo punto pensare che questi siano tutti modi per fuggire dal mondo in cui viviamo e stare un po’ soli con noi stessi, invece, più probabilmente, sono il mezzo privilegiato con cui siamo in grado di decifrare la realtà in cui siamo immersi e da cui siamo sommersi, attraverso lenti sempre nuove e diverse, scardinando i pregiudizi e decostruendo la percezione del mondo di prima, per andare oltre e aggiungere qualcosa alla nostra comprensione.

Questo tipo di arte ha, nella cultura occidentale, origini antichissime, basti pensare ai poemi omerici: l’Iliade e l’Odissea. Queste due opere non sono semplici produzioni artistiche, ma rappresentano un’intera società che si specchia totalmente attraverso qualche frammento di sé narrato nei due poemi, mostrando la cultura, i valori, i pregi e i difetti su cui si poggia. Nei secoli successivi la pratica si è evoluta fino a trattare di argomenti più disparati: dalla politica al sesso, dall’amore alla guerra, ma con il medesimo scopo di raccontare l’universo in cui si abita e in cui ci si muove per mezzo di rime, versi, parole e metafore. Per questo gli stessi scrittori sono stati nel corso dei secoli elevati a guide, vati di popoli che devono farsi strada nel mondo, anche grazie alle loro parole. E così gli artisti, da Virgilio a Dante, sono diventati simboli di culture e periodi storici.

Da sempre però questa forma d’arte ha anche avuto dei detrattori nel corso della sua storia. Il primo “hater” di poeti e scrittori di cui abbiamo testimonianza fu Platone. Costui, infatti, riteneva che i poeti non dovessero essere accettati nel suo stato ideale perché creatori di immagini alterate della divinità, dell’anima e dell’oltretomba. Platone in realtà si lamentava anche dell’arte in generale, del sistema politico di Atene…comincio a provare pietà per sua moglie. Oggi invece le persone hanno altri motivi per non supportare (e non sopportare) l’arte poetico-romanzesca. Infatti, nell’età contemporanea, in cui si è spesso soliti dare valore solamente alle cose che portano guadagno economico, tutte le forme d’arte sono state forse troppo svalutate e portate ai margini della cultura perché fini a loro stesse e non necessariamente serve del profitto.

Invece proprio nella nostra epoca, nella quale le scoperte scientifiche e tecnologiche che facciamo corrono più veloci della nostra capacità di prevedere dove ci porteranno, avremmo un grande bisogno di un percorso da seguire, un percorso fatto di letteratura, di arte, ma soprattutto, di tanta meraviglia, perché, come Charles Baudelaire ci ha insegnato, un poeta deve sempre essere capace di estrarre il fiore anche dal male più assoluto.


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