Numeri: follia o saggezza?

Di notte, dal prato di fronte a casa sua si poteva vedere tutta la città sottostante e, se si alzava poco poco lo sguardo si poteva ammirare a bocca aperta quello che lei aveva sempre considerato lo spettacolo più bello del mondo. Tutte le stelle brillavano sopra la loro testa, piccole, grandi, bianche, rosse. La luce di alcune era potente, di altre invece era solo l’esempio che dopo la morte non tutto finisce. Le sembrava impossibile che la sorgente di alcuni di quei puntini luminosi fosse ormai consumata da tempo. -Sai- cominciò lei stendendo le gambe oltre il muretto di pietra osservando il cielo -Non riesco ancora a credere che tutto questo– disse aprendo le braccia verso il cielo –Sia strettamente connesso alle leggi matematiche– Il ragazzo accanto a lei sospirò. –Ne abbiamo già parlato. Sono solo stelle. Solo stelle! – –Mark– disse guardandolo di sbieco con sguardo annoiato –Perché non riesci a vedere più in là del tuo naso? Comincia a guardarti intorno invece di continuare a tenere la testa dentro i libri – Lui la guardò contrariato. –Quando fai così ti trovo insensibile– disse abbassando gli occhi –Non capisco perché tu, semplicemente perché stai studiando fisica, debba andare in giro per casa, per l’ufficio, per i negozi, sempre con il tuo camice bianco svolazzante che ti fa da scia, a sparare sentenze e a collegare tutto a semplici equazioni!– alzò lo sguardo fissandolo in quello dell’amica –Tutti quei numeri che ti escono dalla bocca ti stanno facendo passare per pazza– Mark fece una pausa, sondandola con lo sguardo come per capire quanto ancora potesse andare avanti a dirle quelle cose, cose che in fondo lui pensava solo per il suo bene. Possibile che quella ragazza non avesse un minimo di decenza? Non poteva di certo continuare a parlare solo tramite equazioni o proporzioni. Non poteva seguitare a fare figure come quella del pranzo di Natale con i suoi parenti, quando aveva cominciato a calcolare la quantità di cibo che ciascun invitato poteva mangiare per evitare di andare incontro a problemi di ogni tipo; o di quella volta che era andata da suo nonno dicendogli che se non avesse cominciato a camminare un po’ di più sarebbe morto nel giro di un annetto. Finendo poi con la sua celebre frase “Io non sbaglio mai, nonno!” o “Lo dico per il tuo bene!”.

–Dovresti iniziare a prendere la vita con più leggerezza. Perché non provi a frequentare qualche corso di filosofia assieme a me … prima ti piaceva – continuò. Jess si lasciò sfuggire una risata sinceramente divertita –E per te filosofia sarebbe sinonimo di leggerezza, Mark? – gli domandò guardandolo con un sorriso esasperato –Anche fare quello che fai tu non ti rende la vita facile– –Sicuramente risulto più simpatico di te– la schernì ricevendo in risposta una linguaccia. Entrambi tornarono a guardare il cielo stellato sopra di loro. Le stelle splendevano e pulsavano, illuminando il cielo. Da piccoli avevano passato molte sere sdraiati proprio sul muretto su cui erano seduti ora, divertendosi a trovare le costellazioni e a inventare a turno strane storie ambientate in mondi fantastici, situati negli angoli più disparati dell’universo. Nelle storie, quando arrivava il suo momento, Mark ci inseriva sempre un enorme drago di nome Eliot. Verde, con due grandi corna e una lunga lingua biforcuta, che quando si infuriava diventava tutto rosso e cominciava a parlare in versi. Jess non ricordava di aver mai più riso tanto quanto durante quelle sere con il suo amico. Dopo qualche secondo il giovane ruppe il silenzio. –Sarà anche complicata come materia, la filosofia, ma prima ti piaceva …– la guardò con la coda dell’occhio, notando come i muscoli della mascella le si contrassero leggermente. –Insomma, io non voglio giudicarti. Ti voglio bene, sei la mia migliore amica, praticamente sei mia sorella. Sono solo preoccupato. Staccare da quei numeri ti farebbe solo che bene. Tu ne hai bisogno! – disse con veemenza. –Jess …– La ragazza sbuffò sonoramente interrompendolo –Ne abbiamo già parlato, dici sempre le stesse cose! Mi sono stancata di questa storia. Perché non capisci? Perché nessuno capisce … Apprezzo la tua preoccupazione ma, se proprio dobbiamo metterla sotto quest'ottica, fino a prova contraria la matematica è filosofia!– –Solo perché molti matematici erano anche filosofi, e molti filosofi erano anche matematici, non significa che la matematica sia filosofia. La matematica è matematica. Ed è intransigente! Com’è il detto? “La matematica non è un’opinione”? Beh, è vero! E tu, Jess, sei troppo razionale per i gusti della gente– La ragazza scosse la testa –Si vede che la gente ha dei gusti di merda–

Restarono in silenzio per un po’, il fiato che gli usciva dalle labbra si condensava in piccole nuvolette, per poi sparire in pochi attimi. Jess aveva i lunghi capelli rossi incastrati tra il cappello e la sciarpa, gli occhiali le si appannavano se non stava attenta a respirare nella direzione giusta. –Ma perché non posso semplicemente essere me stessa? – bisbigliò all’improvviso, con le sopracciglia corrugate in un cipiglio confuso. –Perché non puoi essere te stessa senza complicarti la vita?– sbottò lui guardandola, improvvisamente arrabbiato. –Ma perché non vado bene così come sono? Che male ti faccio?– urlò allora lei. –Ti stai facendo del male da sola! Non lo capisci?– la guardò, gli occhi illuminati dalle stelle sembravano ancora più pieni di rabbia –Stai tutto il giorno chiusa dentro casa, leggi, scrivi numeri, mormori tra te e te senza renderti conto della gente che hai intorno. Scrivi sui muri numeri e simboli incomprensibili, spesso ti dimentichi di mangiare!– Jess lo osservava impotente, ogni parola le si conficcava nel petto come un paletto di frassino. Aspettava che finisse, ma evidentemente il suo amico quella sera non aveva voglia di mettere un punto alla conversazione tanto presto. –Numeri, numeri, numeri! Parli solo di numeri e sembra che ti capiscano solo loro! Nessuno ha mai detto che i numeri siano la risposta a tutte le domande dell’uomo. Non ci porteranno a Dio, i tuoi numeri! – terminò lui esausto, battendo la mano sulla pietra. –Nemmeno osservare il cielo e scrivere poesie ci porteranno da Dio, Mark! – ribatté lei voltandosi completamente verso di lui con gli occhi lucidi. Si guardarono negli occhi per parecchi minuti, uno scambio di battute silenzioso, fatto di sguardi, finché Mark non abbassò le spalle per tornare a guardare il cielo. –No– cominciò –è vero, ma possono farci vivere sereni, tranquilli. Tu sembreresti sicuramente meno pazza se recitassi poesie invece di teoremi di fisica. E poi, possono aiutarci ad avvicinarci a Lui– la guardò sorridendo –Chi ti dice che contemplando l’infinito, Leopardi, non sia davvero riuscito a vedere qualcosa di più oltre quella siepe, e che magari non abbia davvero percepito qualcosa di divino? –

–Non lo metto in dubbio, ma se proprio vogliamo parlare di infinito la migliore amica è la matematica. I più importanti numeri che regolano l’universo, sono infiniti. Si chiamano irrazionali e capisco che per te sia difficile capire …– disse tutto d’un fiato, ancora arrabbiata, tirando fuori dalla tasca un foglio stropicciato e scarabocchiandoci sopra ?. –Sai cos’è questo simbolo? – chiese. Mark scosse la testa. –Si chiama Phi. È un numero irrazionale che può essere ricollegato a praticamente qualsiasi cosa nell’universo. Keplero, uno scienziato del XVII secolo, scoprì una relazione tra questa sequenza di numeri e il moto dei pianeti. Altri studiosi, affascinati, trovarono altri collegamenti con le spirali, i rettangoli, l’uomo, perfino le farfalle! – –Dove vuoi arrivare? – chiese esausto il ragazzo. Jess scese dal muretto e lo guardò seria –Voglio solo dirti– iniziò –che Pascal disse che non si può obbligare un uomo a credere in qualcosa che non sente suo, ma che si può educare a pensare e a comportarsi in un certo modo. Io sto solo cercando di farti capire che per quanto la poesia, la storia e i tuoi amati libri possano essere affascinanti, possono comunque essere ricondotti a semplici regole matematiche. E io ho scelto questa strada. Perfino la musica, specialmente quella classica, è collegata al Phi. Sto solo cercando di dirti che gli scienziati non danno i numeri. Danno numeri–


Flaminia Di Paolo
Flaminia Di Paolo
Vice-caporedattore, Graphic designer

Brillante studentessa di Comunicazione Pubblica e di Impresa presso La Sapienza di Roma, “Flami” è il fiore all’occhiello della redazione. Le sue qualità sono pressoche illimitate e tra queste rientra quella di problem-solver. Gentile e creativa, è la disegnatrice di fiducia di Diderot.

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