L'età

L’altro giorno pensavo al significato dell’espressione “compiere gli anni”. Cosa significa, esattamente, esprimere “domani faccio gli anni”? Poco dopo, la mia coscienza mi ha suggerito un’interessante cambio di prospettiva: non siamo noi a compiere gli anni, ma è il mondo a torno a noi il vero protagonista dell’evento. Ognuno di noi non è altro che una goccia in questo mare di umanità che abita il pianeta, e quando noi parliamo delle età, delle ere del passato, dei periodi storici, non lo facciamo mai in riferimento alla vita di qualcuno, ma alle vite che nell’insieme ne hanno costituito l’identità. Dire di “fare” tot anni il giorno del proprio compleanno, quindi, è un’inesattezza. Quale parte fisica di me, esattamente, è la stessa di quando sono nato, d’altronde? Se potessimo tornare nel passato in un momento della nostra vita e ci incontrassimo per caso, riusciremmo a riconoscerci? La memoria, alimentata dalla nostalgia, crea nei nostri ricordi le immagini del passato deformate dalla persona che siamo oggi e, come per il mondo che vediamo, queste sono mutevoli e figlie della prospettiva del momento. Cosa sono io oggi è la somma delle scelte, delle esperienze e delle riflessioni compiute in tutti i minuti precedenti. Ogni giorno siamo una persona nuova: evoluta, involuta o rivoluzionata, ma ogni giorno è il nostro giorno zero. Il giorno del compleanno è solo il momento in cui il giorno zero della nostra coscienza coincide con quando il nostro corpo e la nostra anima hanno raggiunto queste sponde. Quando compirò 30 anni, non sarò io a fare 30 anni, ma sarà il mondo esistente secondo la mia prospettiva a fare 30 anni. Quel giorno sarà il 30° anniversario della mia presenza in questo mondo; sarà l’età che ha il mondo per me, il compleanno del mondo da quando i miei occhi, le mie orecchie e le mie mani ne hanno concepito l’esistenza. Per me la Terra non ha mai visto il nazismo, la scoperta dell’America, il primo assaggio della pizza. Mi è stato detto che queste cose sono avvenute, e per logica ci credo, ma per la mia esistenza, non potrò mai testimoniarne l’effettivo accadimento. Il mio mondo esiste dal 1990, e come il mio ne esistono altri 7 miliardi. Ognuno di noi ha scritto nel proprio diario di bordo interiore la vita del mondo a partire, per forza di cose, dalla propria nascita, ed è giusto così. Come esseri umani, però, questo non deve essere un’istigazione all’individualismo, ma alla condivisione totale: anche se non sapremmo dire cosa sia successo in ogni momento della storia, sappiamo che il mondo esiste e che continuerà ad esistere dopo di noi. È la nostra unica casa e l’unica cosa di cui abbiamo sicuramente e necessario bisogno di mantenere in salute. Il mondo non è solo una quasi sfera prevalentemente blu: il mondo è l’aria che respiriamo, gli alimenti che ci tengono in vita, le persone che amiamo. Anche se ognuno di noi vede e ricorda il “mondo” a proprio modo, ne facciamo tutti parte, e siamo parte di essi. Noi non siamo enti esterni, ma cellule del suo organismo, anche se sempre di più ci siamo trasformati in parassiti avidi e distruttivi. Questa forse è la vera specialità dell’essere umano, rispetto a tutti gli altri esseri indigeni di questo pianeta: non il raziocino, ma il suo utilizzo per cambiare la nostra natura da piccolo ingranaggio del sistema a cellula tumorale… e il paradosso più straziante è che ad ogni passo avanti che fa la medicina verso la progressiva eliminazione di queste ultime negli esseri umani e delle malattie, il nostro pianeta fa un passo verso la scomparsa della vita. Ora più che mai, con un virus che ci sta ricordando la nostra “finitezza” rispetto alle ambizioni e illusioni di immortalità e perseveranza nell’ideale di essere al di sopra delle leggi della natura, dobbiamo ricordarci il nostro indissolubile legame con ciò che riteniamo esterno, separato, diverso e la nostra responsabilità nel promuovere la vita tutta, e non solo la nostra. Perché la verità è che ognuno di noi non è solo una persona, ma il pianeta stesso.


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