Lasciate entrare il cane

Finito il settimo e ultimo giorno di festa, smontiamo le tende e ci appropinquiamo a tornare a casa, non senza fare l’ultimo acquisto della stagione, una bustina piena di svariate droghe e che Pippo custodiva gelosamente nei coglioni. Uno dei problemi che hai quando esci da un rave di una settimana o più, è che continui a sentire la tekno. Nelle onde del mare, nel carrello della spesa che cigola, nelle macchine che passano. Qualunque rumore vagamente ripetitivo si trasforma in un tunz tunz ipnotizzante. Non eravamo ancora in grado di tornare a casa, ma dovevamo. Avevamo bisogno di riprenderci da qualche parte, in tranquillità, e magari dormire, prima di farci questi maledettissimi 350 km verso casa. All’improvviso il genio. Quella ragazza conosciuta su internet che ti scrive sempre su MSN e che ti manda SMS la notte. Quella così brutta che non ti chiaveresti mai, e che infatti non ti sei chiavata nemmeno quando è passata casualmente dalle tue parti. E che abita proprio a 50 km dalla festa, sulla via di casa per giunta. Quella. La chiami, e le dici che sei dalle sue parti, in campeggio. Che passi per un caffè. Con due amici. Affare fatto. Così l’armata brancaleone del disagio salta in carrozza, e punta verso il prossimo porto sicuro, casa di Ramona. Non ci lasciamo demotivare dagli sguardi schifati dei paesani a cui chiediamo informazioni, troviamo la casa e parcheggiamo davanti. Ramona ci saluta dal balcone, in tutto il suo splendore. Brutta quanto gentile, ci accoglie in casa. Una poltrona, the freddo. Mi ero dimenticato questi lussi della vita normale. Bevo il the, e sprofondo sulla poltrona, senza accorgermene chiudo gli occhi. Non ho dormito molto, mi sveglio sognando di inciampare ballando nel cavo delle casse e mi trovo su quella fantastica poltrona. Davanti a me un’Santo sgomento mi guarda con gli occhi sbarrati. Ascolto un pò, capisco. Due voci fuori campo ansimano e gemono con veemenza. Si dicono le peggio cose, il tutto accompagnato da un tunz tunz di sottofondo. È tutto bellissimo: una ragazza non bellissima mi invita a casa sua sperando di scopare, io accetto l’invito solo perché ho bisogno di poggiare la testa su qualcosa che non sia un tronco di legno e il mio amico si sacrifica al posto mio. Guardo Santo negli occhi, faccio spallucce. Ritorno nel mondo dei sogni. Vengo svegliato da Pippo e Ramona che si accomodano in salotto e si fanno un caffè. Io molto discretamente faccio finta di ignorare ciò che è successo nelle ore precedenti. Sono più riposato, mi sento meglio. Sento di potermi rimettere alla guida e dirigermi verso casa. Manifesto questa mia volontà, quando Ramona ci invita a dormire da lei. Santo si dice anch’esso desideroso di ripartire in viaggio mentre Pippo, stranamente, vuole dormire perché stanco. Ci ritiriamo a deliberare, io e Santo vorremmo tornare, mentre Pippo vuole dormire lì perché “altre due botte gliele darei”. A nulla valse spiegargli che la bellezza della ragazza probabilmente fosse un effetto collaterale dell’LSD. Dopo una discussione civile come la riunione condominiale di Fantozzi, la maggioranza decide di tornare a casa. Pippo è imbufalito, fa una sfuriata dicendo che vuole portarci a casa al più presto possibile come abbiamo voluto, spara il volume dello stereo al massimo e comincia a correre come un pazzo. Ogni sorpasso era un’esperienza di premorte, ogni curva una roulette russa. In macchina regnava un disagio impressionante, nessuno dei tre aveva coraggio di proferire verbo. “Adelante! Adelante! C’è un uomo al volante, ha due occhi che sembra un diavolo!” Dopo 100 km di rally il cuore del povero Santo cede. Chiede di scendere in un paese a caso, e che da lì si sarebbe arrangiato da solo. Mi chiede in prestito 20 euro per potere tornare. Me li avrebbe ridati, dice. Gli do i soldi e lo saluto. Non lo rividi mai più. Riparto, sono in macchina da solo con la bestia. Adesso ha una guida meno nervosa. Oscilla pericolosamente verso i bordi della carreggiata, ma non accelera e frena più come come un allievo di scuola guida. Oscilla molto pericolosamente, avvicinandosi lentamente al guard rail. Che faccio? Mi incazzo? Grido? Tiro il freno a mano? Solo quando cozziamo contro il guard rail e Pippo sussulta, mi rendo conto che stava dormendo. All’improvviso il panico, la macchina è inguidabile, e fortuna volle che riusciamo a fermarci in un piazzale. Facciamo rapidamente la conta dei danni, Pippo finalmente ritrova la parola: “Abbiamo bucato una gomma”. Siamo ufficialmente in tregua. Fra mille imprecazioni, e sotto l’aura protettiva di un’ombra che ci controlla da dietro una finestra, cambiamo la ruota alla luce fioca di un accendino. Ripartiamo. Pippo è disperato per il danno alla macchina. La fiancata destra è completamente distrutta. Anch’io sono molto dispiaciuto per il danno, vorrei dirgli qualcosa ma c’è ancora troppo disagio nell’aria. Ad un certo punto si forma una fila di macchine e siamo costretti a rallentare. Poco più avanti c’è un posto di blocco e due finanzieri fanno passare le macchine una ad una. Il mio primo pensiero va a quella bustina nei coglioni di Pippo. Due cartoni di LSD, quasi un grammo di MDMA e 5 grammi di fumo “burbuka”. Abbastanza sostanze da tenerci al gabbio per un annetto, ma è troppo tardi per buttarla. Gli dico di fare attenzione, e mentre lo faccio ho un flashback di quando ho messo delle pasticche nel cassetto della macchina. Non posso lasciare lì perché le vedrebbero prendendo i documenti, e nemmeno mettermele nei coglioni ormai. Faccio una follia e le metto nel nascondiglio più stupido del mondo, sotto il tappetino della macchina. Arriva il nostro turno al posto di blocco, abbassiamo i finestrini e il finanziere ci dice “uscite fuori dalla macchina con le mani fuori dalle tasche”. Eseguo l’ordine controvoglia, e mentre esco dalla macchina con le mani in alto, il finanziere mi illumina con una torcia. Punta la torcia sulle mie mani urlando: “Che hai fatto?” Mi guardo le mani, erano divenute completamente nere durante il nostro ultimo pit stop. La cosa migliore in questi casi è dire la verità, indico il ruotino e candidamente dico “abbiamo bucato poco fa, ho cambiato la gomma”. Veniamo perquisiti entrambi, non ci trovano nulla e il finanziere più anziano dice “lasciate entrare il cane”. Arriva un terzo finanziere con un pastore tedesco. Mi annusa rapidamente i pantaloni e tira diritto verso Pippo, dove comincia ad abbiare. Il fumo, fra le tante droghe nel sottopalla di Pippo c’è il fumo. Nonostante si vendesse ovunque, se ne era portato una stecca dal rave. “Il cane ti ha segnalato, ti devo perquisire”, dice il finanziere mettendosi un guanto in lattice. Il finanziere abbassa i pantaloni a Pippo, e quando ho capito che gli stava abbassando le mutande non ho avuto il coraggio di guardare. Immaginavo già quella bustona volare a terra, le manette, il gabbio. Ero preparato al peggio. Momenti di suspence e tensione. Silenzio. Quando il finanziere dice all’anziano “Non c’è niente”. Devo aver pensato a voce troppo alta, perché il finanziere mi sente dire “Come non c’è niente?”. Il finanziere si irrita, viene da me, mi guarda e mi chiede nome e cognome. Rispondo, e subito dopo tocca a Pippo farsi identificare, che pronuncia nome e cognome con la bocca palesemente piena. Lo guardo scioccato dritto negli occhi e mi scappa un sonoro “Ma che cazz…”. Non finisco la frase che il finanziere si scaglia contro di me urlando “Zitto! Tu devi stare zitto! Parli solo quando te lo dico io!”. Mentre mi urlava contro vedo Pippo fare un movimento lesto, seguito da un rumore. Non era una polpetta di Bavaria quella che stava masticando. In quel momento il cane impazzisce e comincia ad abbiare furiosamente contro Pippo. Il cane non demorde, così il finanziere anziano, che era stato fin’ora leggermente defilato, si avvicina e porge una torcia al collega giovane. Con solo uno sguardo e un cenno, il finanziere anziano aveva ristabilito le gerarchie della caserma. Era compito del più giovane fare il lavoro sporco. Sporco come il retto di un punkabbestia che caca nei campi e non si fa il bidet da una settimana. L’ispezione dura una ventina di secondi, durante la quale non guardo. Stavolta non per paura. “È pulito” dice il giovane, mentre il cane ancora borbotta. Se solo quell’infame a quattro zampe potesse parlare, sicuramente gli direbbe di controllare le tonsille al posto della prostata. Il finanziere dice a Pippo: “adesso controllo la macchina, se trovo solo una canna vi porto via”. Il finanziere libera il cane vicino alla macchina, ma il cane ci fa un giro intorno e se ne va. Il finanziere si siede sul lato passeggero poggiando un piede sul tappetino, proprio sopra la pasticche. Apre il cassetto e facendo luce con la torcia sfila lentamente ogni oggetto contenuto dentro. Controlla i documenti, apre i CD uno ad uno, e quando il cassettino è finalmente vuoto si ferma. Abbassa le alette parasole, guarda nel portacenere. E quel piede sempre sul tappetino, sopra la pasticca. Si ferma, scorge dietro gli zaini e i sacchi a pelo. Sospira. Da lontano il finanziere anziano dice “smontiamo tutto”. In 20 secondi erano tutti spariti. I finanzieri, il cane e il posto di blocco. Non mi sembrava vero, c’era sicuramente una fregatura. A quel punto mi ricordo di Pippo. Era lì tremolante con ancora la cinta sbottonata. Gli chiedo sottovoce: “Ma ti sei mangiato la busta?” “Si…” con un filino di voce. “Dai su, andiamo” Rimontiamo in macchina e Pippo comincia a guidare, stavolta con prudenza ma in modo maldestro. Si ferma ad una piazzola, si abbassa i pantaloni e si accovaccia. “Pippo che stai facendo?” “Sto cacando il fumo” “Ma l’hai mangiato mezz’ora fa” “Ah sì? Dici che è presto?” In quel momento nei suoi occhi vedo tutto lo sballo composito di quel mix che aveva ingurgitato voracemente. “Pippo, se vuoi guido io fino a casa” “Se vuoi” Era strafatto e non se ne rendeva conto. Cerco di non spaventarlo, mi dirigo verso casa, alacremente. Ero a quasi 20 km da casa, ma Pippo non era in condizioni di tornare. Si rigirava sul sedile assumendo delle pose da beota che Gigi Marzullo in confronto era Clint Eastwood. Mi fermo, faccio un giro di telefonate. Chiamo Walter, è l’unico tossico sveglio alle 6 di mattina e che può aiutarmi. Cambio rotta e viro verso il mare, a casa di Walter, il mio Winston Wolf. Arrivo a casa di Walter, Pippo vaneggia come un malato di Alzheimer, lo portiamo su per le scale in braccio, e poi in un letto. Comincia a stare peggio, diventa pallidissimo. Io non credo che le droghe facciano male, ma forse ne ne predi tanta, e tutte insieme, ecco forse qualcosa può succedere. Passiamo la nottata sperando. Pippo il pomeriggio si sveglia e sta leggermente meglio. Decide di tornare a casa. È ancora leggermente stonato, sulla via del ritorno taglia la strada ad un pescivendolo col quale nasce un piccolo diverbio. Il pescivendolo gli apre lo sportello e lo pesta. Incidenti di percorso minori, un o-piccolo come si dice in matematica. Pippo torna a casa con la macchina devastata, strafatto come una pera e gonfio di botte, ma sano e salvo, io resto a bivaccare a casa di Walter un altro giorno. La mattina dopo ero in spiaggia quando Pippo mi telefona dicendo che dovevamo vederci assolutamente e che non poteva dirmi altro. Avevo paura al solo pensiero di cosa mi potesse dire. In un paio d’ore arriva al mare, mi faccio coraggio e gli chiedo cosa mi doveva dire di così tanto importante che non poteva dirmi al telefono. Mi guarda, e con lo stesso sorriso e la stessa voce da psicopatico di Jack Nicholson che ha sfondato la porta del bagno con un’ascia dice: “Ho cacato il fumo…”


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