Laccio emostatico

Il divano spostato, la televisione accesa su un canale sconosciuto, bottiglie per terra e sul tavolo sporco una valanga di cicche ancora fumanti. Ogni angolo della sua casa è sommerso da scartoffie, libri e quotidiani. Il soqquadro regna perennemente. Marco è appena andato a dormire. Ha stappato la sua solita bottiglia di Peroni, l’ha mandata giù come fosse acqua davanti ad un libro appena comprato e, sdraiato sul suo divano blu, ha acceso la sua nona sigaretta. Vive da solo, nessuno gli fa compagnia, neppure un cagnolino che tanto avrebbe voluto. Mentre sfoglia le pagine si sente la voce di un conduttore, perché per quanto gli possa piacere la solitudine ha l’abitudine di premere un tasto a caso del telecomando e lasciare quel canale acceso per tutta la notte. La sua giornata inizia presto, non è una di quelle persone che preferisce stare a letto fino all’ultimo secondo per poi prepararsi in fretta e in furia, a lui piace la calma e così scende dal letto poggiando i piedi su un tappeto stropicciato e a piedi nudi va a rinfrescarsi per un bel po’ sotto la doccia. È talmente strano che neppure canta mentre si insapona, ma ripete le sue poesie preferite come se le stesse recitando davanti ad un pubblico di mille persone. Non usa profumi, ha una barba bianca e incolta, i capelli spettinati e dei vestiti semplici. Una volta pronto si dirige verso la sua meta mattutina: il bar all’angolo. Ordina il solito caffè schiumato e una bomba alla crema, si accende la sigaretta e si lascia trasportare dal libro che tiene sempre in mano. A piedi, mentre guarda la sua splendida città, si avvia verso la sua scuola e con aria pensierosa percorre il solito marciapiede che porta dritto al cancello. Marco è un professore di lettere, tutti gli alunni gli vogliono bene e spesso lo prendono in giro perché sembra stare in un altro mondo. Il suo lavoro è la sua ragione di vita, gli piace insegnare e far amare la letteratura ai suoi alunni e loro lo apprezzano. Tutti si impegnano quando c'è lui in classe, dal più bravo al meno bravo, dal più silenzioso al più rumoroso, tutti senza distinzione sono catturati dalle sue parole. Rende piacevoli le lezioni, anche quelle più pesanti e si diverte a far immergere i ragazzi nel suo mondo. Anche nel corridoio ride e scherza con tutti, a volte di nascosto dà anche le sigarette ai suoi alunni e molto spesso gli altri colleghi sono invidiosi del loro rapporto. Quando suona la campanella della fine delle lezioni, Marco torna a essere l’uomo di sessant’anni solo e malinconico. Stare a contatto con i ragazzi è sempre entusiasmante, però una volta uscito da là riesce a pensare solo ad una cosa: la letteratura. Per lui lo studio è una droga. Conoscere, interessarsi e leggere libri su libri senza fermarsi mai. Quando si sente solo o confuso va a consultare i suoi libri, i suoi unici amici, e rinasce. Quando apre un libro il flash arriva subito come l’eroina, e se l’eroina è buona il suo effetto è meglio di un orgasmo. Aver appreso o letto qualcosa di straordinario gli dà esattamente questo effetto. Le sensazioni dopo sono diverse, certo che se sei un eroinomane alle prime armi sembra tutto un sogno e che tutto abbia un senso, ma se invece sei più esperto cambia tutto, perché l’unico pensiero fisso in testa è trovare la dose successiva. Ecco, non si impara mai abbastanza e Marco è un eroinomane di libri molto esperto sempre alla ricerca di nuove cose da imparare.
Il giorno del suo sessantesimo compleanno lo aveva trascorso a casa sempre in compagnia della solita quotidianità. Era una domenica, quindi neanche aveva potuto festeggiare con i suoi alunni. Mentre fumava l’ultima sigaretta della serata ha iniziato a pensare a tutta la sua vita, come capita di fare un po’ a tutti quando si supera una certa soglia di anni. Fissando il vuoto sussurrava:“Certo che aveva proprio ragione Mimnermo!” e così aveva preso un libro e si era messo a leggere i suoi frammenti. Iniziava a pensare che forse era vero che bisognava vivere fino a sessant’anni, perché la vecchiaia, come dice lui, porta solo angosce e tormenti. In parte è così ma Marco di certo non aveva vissuto neppure la sua giovinezza. E così anche il giorno del suo compleanno si era messo al braccio quel laccio e si era lasciato trasportare da quel viaggio.

Una sera d’estate mentre tornava a casa da una biblioteca si era fermato in un locale a bere una birra e sgranocchiare qualche nocciolina. Una donna si era seduta accanto a lui e aspettava un drink al bancone. Un abito lungo e rosso le copriva le forme, i suoi capelli mossi le toccavano delicatamente la schiena e il suo profumo era travolgente. Marco, che da tempo non provava più nulla di simile neppure per la donna più bella del mondo, si ritrovava a fissare una persona sconosciuta e a sentire di nuovo il cuore battere. Dopo quella sera spesso pensava a quella donna, rimpiangendo di non averle parlato e così un martedì come gli altri aveva deciso di tornare in quel locale con la speranza di ritrovarla. Aveva preso due birre e con il suo libro in mano, attendeva. Erano circa le 22.50 e senza che se ne fosse accorto la bella donna era entrata e si era seduta da sola al tavolo davanti a lui. La guardava e riguardava, osservava ogni minimo dettaglio e lei avendo notato i suoi occhi fissi sul suo corpo si era avvicinata. E così iniziarono a parlare. Non sappiamo cosa si siano detti, però continuarono a sentirsi nei giorni seguenti. Poi andarono a cena insieme, si baciarono per la prima volta e Marco… era strafatto del suo sorriso. Aveva compreso l’importanza della cultura, della sua amata letteratura, della scuola, però aveva tralasciato sempre se stesso. Non aveva mai pensato in sessant’anni che forse ciò che trovava nei libri avrebbe dovuto metterlo in pratica nella vita reale, oppure semplicemente che avrebbe dovuto godersi la sua vita senza isolarsi dal resto del mondo, magari condividendo la sua passione con qualcuno. Quel qualcuno lo aveva trovato. Ora non sembrava più che fosse esplosa una bomba dentro casa sua, le bombe alla crema erano diventate due, nel tempo libero si dedicava alla sua letteratura e la sera faceva l’amore senza televisione accesa e magari su quel divano sempre spostato. Marco ora sa che un libro assomiglia ad una persona. I libri hanno il proprio odore inciso tra le parole di ogni pagina come il profumo della persona che si ama ed entrambi possono essere delle droghe perfette.


Francesca Motta
Francesca Motta
Caporedattore

Francesca, o “Frap”, è l’autrice più prolifica della redazione, una lavoratrice instancabile. Studia Farmacia alla Sapienza, parla poco ma scrive tanto! Sappiamo tutti che nei lunghi silenzi alle riunioni di redazione escogita piani per torturarci e farcela pagare per tutto il tempo e la pazienza che le facciamo perdere.

comments powered by Disqus

Correlato