Bill, il bicchiere

Quella che sto per narrarvi, non è una storia come le altre. Di solito si racconta di principi e principesse, draghi e spade, ma non stavolta. Ci sono delle volte in cui bisogna farsi paladini dell’altruismo, ed quello che sto per fare: vi parlerò di Bill, il bicchiere.

Bill è sempre stato uno che rimuginava troppo sulle cose, ma se c’è una cosa che ha sempre trovato particolarmente irritante è vedere quanta attenzione abbiano sempre avuto gli oggetti “inanimati” con forma antropomorfa. Avete presente i vari Toy Story, ad esempio? Perché dei giocattoli dovrebbero avere un’anima e i bicchieri no? Perché su di loro sono stati fatti i film e n…. ehm i bicchieri al massimo possono ambire ad apparire come oggetto di scena?

Cosa hanno i giocattoli più dei bicchieri? Di sicuro sono meno utili… e poi dove sta scritto che siano le appendici legate ai cinque sensi il modo corretto per immaginare chi e cosa potrebbe avere un’anima? Neanche alcune persone umane ce l’hanno, l’anima, quindi mi sembra effettivamente un ottimo punto. E poi, riflette spesso Bill, il test di Turing per definire se un robot abbia una coscienza non include in alcuno modo i cinque sensi, per cui anche i bicchieri, in effetti, potrebbero benissimo avere una coscienza; il problema, al massimo, è che l’essere umano ha solo i cinque sensi per percepire le risposte alle domande che farebbe durante il test, per cui sono gli umani ad essere limitati, conclude sempre Bill, frustrato. Ma fosse solo questo il problema di Bill! Alla fine, si tratta solo di una digressione filosofica, perché, a meno che l’uomo sia ancora vivo tra milioni di anni e sviluppi nuovi sensi, la situazione non cambierà… mentre ciò che si potrebbe fare in pochi minuti è eliminare il fastidioso baccano degli altri bicchieri nella credenza! Non credevate mica che Bill fosse l’unico ad avere una vita propria! Tutti i bicchieri ce l’hanno! Tuttavia, la maggior parte sono “vetraglia” della peggior specie… dovete sapere che ogni bicchiere, quando esce dalla fabbrica, è un esempio di rettitudine e dominio di sé. Le ore di lavorazione sono come i corsi accademici degli umani, per cui una volta entrati nel mondo del lavoro, si presentano sempre al meglio e curati di tutto punto. Il problema si presenta una volta all’interno, del mondo del lavoro.

Purtroppo per Bill, infatti, la credenza dove vive è piuttosto piccola e si trova nella casa di una coppia che, potremmo dire, non vive di sola acqua. Vi lascio immaginare quindi lo scenario: i bicchieri non hanno il fegato, non devo certo venirvelo a dire io, di conseguenza non è esattamente possibile smaltire l’alcool… e, con tutta la buona volontà, dopo anni ad essere riempiti di vino e birra, le capacità razionali… beh vanno in diminuzione, per usare un eufemismo.

Bill, dal canto suo, è un bicchiere molto semplice, piuttosto logorato e ne ha viste tante nella sua vita, quindi prosegue nel suo storico utilizzo per sole bevande analcoliche. E immaginatevi cosa può voler dire, per un borghese come lui, trovarsi ogni giorno e ogni notte in mezzo a continue discussioni e rischi di rissa (per fortuna mai avvenute, non avendo loro, appunto, le mani). Va detto che, anche se in maniera leggera, la lavastoviglie fa un po’ da lavaggio gastrico, e aiuta a riabilitare gli altri poveri bicchieri, ma quando la frequenza di utilizzo è tanto elevata, è difficile che quell’indole così maturata possa sparire.

In aggiunto a tutto ciò, Bill proprio recentemente ha perso un grande amico, forse l’unico che abbia mai avuto; tra l’altro, si vergogna ad ammettere che forse, sotto sotto, c’era anche qualcosa di più tra loro (mi raccomando, niente facce scandalizzate… per i bicchieri non è che esistono “le bicchiere”). La sua scomparsa, come potete immaginare, è avvenuta per caso, ma il destino dei bicchieri è molto ironico. Raramente un bicchiere si rompe per salvarne un altro o per impedire che il suo fruente del momento si ferisca, anzi… al massimo è il contrario. L’odio per l’alcool da parte di Bill, nasce anche da questo, infatti:

Vladimir si ruppe esattamente un anno fa, caduto dal mobile della cucina a causa di una maldestra ed inutile manovra dell’ubriaco padrone di casa. Durante la seppur breve caduta, egli riuscì a dare un ultimo saluto a Bill, in quel momento sul tavolo della cucina, ma a causa dell’acqua al suo interno che attutì la chiarezza della ricezione delle parole di Vladimir, di quel momento non gli restano che alcune brevi ed incomprensibili lampi. Soffrire, per un bicchiere, è complesso. Come umani, vi aspettate sempre che i bicchieri siano perfettamente asciutti, quando li prendete dalla credenza o dalla lavastoviglie, e spesso è così. Ma ci sono delle volte, che spiegate in modo superficiale dicendo che “devono essersi asciugati male”, in cui non sapete la verità. Beh, ecco la verità: quelle sono lacrime di bicchiere. Capita, non per caso, che i bicchieri si lascino andare più facilmente allo sconforto all’interno della lavastoviglie grazie alla sua intimità. Al buio, lì dentro, si ha la certezza che nessun umano potrà mai guardare e i vari bicchieri all’interno, allo stesso modo, fanno molta fatica a vedere ad un palmo da loro bordo; inoltre il suo rumore copre qualsiasi suono diverso da quanto gli umani si aspettano. Quando, poi, bevete qualcosa in un bicchiere rimasto bagnato in questo modo, non notate che, anche se lieve, c’è un retrogusto salato? Beh, ora ci farete caso!

Per quanto detto finora, comunque, la vita di Bill sembra essere ed esser stata un inferno, ma non è così. Finché c’è stato Vladimir, accanto a lui, i due se la sono spassata alla grande. Tra loro c’è stato subito qualcosa: Bill viene da una fabbrica svedese ed è pulito, semplice e molto intelligente. Arrivò nella casa della Coppia (la chiamerò così per evitare beghe legali) praticamente appena si trasferirono, quindi, come vecchia guardia ed essendo uno dei pochi senza alcool incrostato nel suo animo, era colui che dava il benvenuto ai nuovi arrivati. Vladimir, invece, prese parte alla squadra circa 5 anni fa, e le sue origini sono alquanto misteriose. Il suo colore era blu come l’oceano, che andava schiarendosi verso l’alto, diventando azzurro come il cielo nelle prime mattine d’estate. La sua forma era slanciata, curva e insolente come la facciata di casa Milà di Gaudì: chiamava gli sguardi di tutti e tutto ciò che gli stava intorno e presumo che bere dai suoi bordi e stringerlo tra le mani fosse la cosa più vicina ad immaginarsi compagni di bevute di Bacco. Ciò che è noto è che entrò in credenza dopo un viaggio in Russia della Coppia, che, si presume, abbia scelto lui come souvenir di maggior utilità, con lo scopo, si è capito poi, di aggiudicarsi il ruolo di bicchiere ufficiale per la vodka. Nonostante ciò, Vladimir non è mai finito nella spirale irrecuperabile degli altri bicchieri alcolizzati, probabilmente perché proveniente da un paese dove hanno avuto cura di progettarlo e costruirlo per non distinguere la vodka dall’acqua fresca.

Vladimir, col passare del tempo, prese in simpatia il più giovane Bill, che lo aveva introdotto così calorosamente alla famiglia, e tra i due le conversazioni non finivano mai: se Bill iniziava raccontando aneddoti della Coppia o degli altri bicchieri in credenza, Vladimir rispondeva con storie di malfattori russi e che brindavano all’insegna di scambi di denaro di dubbia provenienza. Bill, che si divertiva ad ipotizzare come egli fosse finito da quei contesti al proprio, ha tuttora la sua opzione preferita nel credere che qualcuno abbia beccato i suddetti malfattori (si lo so cosa pensate, “quanto sei ingenuo” Bill), Vladimir sia stato sequestrato e qualcuno della polizia lo abbia venduto a qualche mercatino per tirare su qualche rublo. [Al narratore spunta una quasi impercettibile lacrima].

D’altra parte, Vladimir non raccontò mai la verità: perché, infatti, rimuovere un argomento di conversazione dalle chiacchierate con il suo amico? Alla fine, la verità sul passato non conta così tanto, se poi a perderne sarebbe il presente e il futuro di un rapporto così speciale.


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