Ayudame

Arriviamo in stazione la sera tardi chiedendo un passaggio ad altri ragazzi che erano alla festa con noi. Ci precipitiamo alla bigliettatrice di corsa cercando di prendere un treno per casa, nel caso ci fosse, ma l’ultimo treno utile era alle 5 di mattina.

Stranamente, in un barlume di lucidità, Pippo decide di fare da subito i biglietti per la mattina dopo. Dopo tre giorni di digiuno i crampi della fame sono diventati udibili, del resto alle feste non si va per mangiare. Poco fuori la stazione c’era un McDonald’s aperto. L’insegna fuori recita “martedi’ cheeseburger a 50 centesimi”. Un rapido conteggio del resto della bigliettatrice ci informa che ci possiamo permettere 8 cheeseburger a testa. Ogni tanto una buona notizia.

Torniamo in stazione per ripararci dal freddo, ma ancora prima di arrivare al binario ci viengono incontro due poliziotti. “Signori la stazione fra mezz’ora chiude, dovete uscire.” “Ma abbiamo il treno domani mattina, non possiamo restare dentro?” “Se avete il treno domani mattina potete dormire in sala d’attesa, ma solo se mostrate un biglietto valido per domani mattina.”

Pippo è un punkabbestia wannabe stupido e anche un pò tossico, ma a volte ha delle idee intelligenti. Tipo fare i biglietti del treno già dalla sera prima. Mostriamo i biglietti, e i poliziotti ci indicano la sala d’attesa. Dentro c’erano una ventina di arabi e africani che dormicchiavano buttati a terra o su delle comodissime panchine di legno. Tutti rigorosamente senza scarpe.

Ci facciamo spazio fra i nostri camerati e cominciamo a dormicchiare usando lo zaino come cuscino. Stavo gia sognando scene di rave e cheeseburger, ma vengo svegliato da qualcosa di grosso e puzzolente. Un cane antidroga della polizia mi stava annusando, sotto lo sguardo vigile e severo del padrone. Finita la scansione, il cane si fionda sul mio amico, e comincia ad abbaiare indicandogli l’inguine.

Lo aveva il fumo Pippo, me lo ricordo, “Questo me lo fumo a casa per riprendermi” disse poco prima di lasciare la festa, mentre lo comprava. Pippo si sveglia e sgrana gli occhi, stordito. Del resto non deve essere bello svegliarsi con un cane che ti abbaia in faccia. Specialmente quando fai mente locale, e ti ricordi che hai 5 grammi di fumo in tasca, e che il cane è il migliore amico dell’uomo, ma dell’uomo sbagliato.

“Giovanotto in piedi, dobbiamo perquisirla, il cane l’ha segnalata.” Pippo si alza con la faccia basita da Stanis La Rochelle e si lascia perquisire dai poliziotti, inerme. Io guardo passivamente la scena. “Bene grazie. Si può rimettere comodo”, il poliziotto e il cane riprendono la ronda. Momenti di suspence durante i quali Pippo mi fissa con la stessa faccia basita del durante la perquisizione. “Ho perso il fumo…”. “Ma porca miseria, grazie, grazie per avermi fatto prendere un infarto. Ero già convinto ci stessero arrestando.” Il nostro battibecco irrita leggermente qualche coinquilino, che comincia a sbuffare, altri due si svegliano e si tolgono le scarpe. “Vado a comprare una bottiglia d’acqua al distribuitore, non ho più sonno.” dice Pippo. “Ti aspetto qui, dove cazzo potrei andare?”

Si avvia e io mi rimetto comodo, ma alla fine era passato il sonno anche a me. Aspetto seduto qui, che altro dovrei fare tra l’altro. Aspetto, qualche minuto, forse una mezz’ora, quasi un’ora non so. Mi alzo e vado verso il binario. La stazione è deserta e Pippo non si vede. Percorro la banchina avanti e dietro due volte, quando alla fine da lontano vedo Pippo. Viene verso di me, e ha di nuovo la faccia basita da Stanis La Rochelle. “Tutto a posto? Hai trovato l’acqua?” “No.” “Ma stai bene?” Mi guarda con gli occhi sgranati: “Si”. “Sicuro?” “Si.” Ci incamminiamo verso la saletta, ma nemmeno a metà strada confessa. “Ti devo dire una cosa” “Immaginavo, spara.” Mi guarda con gli occhi spalancati e mi fa: “Mi sono chiavato una” “Eh? Tutto qui? Bene, molto bene. Adesso torniamo alla saletta” Avevo il cervello ancora annebbiato da sonno, stress, stanchezza e qualche residuo di droga ancora in circolo. C’ho messo qualche secondo ad elaborare l’informazione, ma alla fine l’ho fatto.

“Scusa, ma chi ti saresti chiavato?” “Una” “Una chi?” “Una signora” “E adesso dov’è?” “È lì sulla panchina del binario” Devo andare a vedere, assolutamente. Pippo scopa tanto, ma perché predilige la quantita alla qualità. E in stazione non ci dorme di certo Miss Italia.

Trovo la panchina, intravedo una signora che vi dormiva su. Abbastanza in là con gli anni. Sicuro più di 60 se non 70 del tutto. Torno da Pippo, adesso le facce basite sono due. “Ma che cazzo hai fatto?” “Stavo cercando dell’acqua, quando mi sento chiamare da questa signora, che diceva ayudame, ayudame. Vado da lei e mi dice te prego ayudame, yo soy malada. Le chiedo che malattia avesse e lei mi dice Yo soy malata de cazzo” “E tu? cos’hai fatto?” “Io le ho preso una mano, gliel’ho poggiata sul cazzo e le ho detto: questo ti basta?” Non mi capacitavo del fatto che si fosse sbattuto una vecchia incartapecorita. Immaginatevi la Montalcini versione sudamericana. Una scena raccapricciante, degna di Alex Magni. Lo afferro per il giubbino e lo strattono: “Ma… perché? Perché?? È una vecchia, una cazzo di vecchia! Perché?” Pippo tentenna, scuote la testa un paio di volte, e con le lacrime agli occhi mi dice: “Non lo so, una vecchia non me l’ero mai chiavata…”


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